Una parola alla volta. La lingua italiana come strumento di libertà, diritti e giustizia sociale

Una parola alla volta. La lingua italiana come strumento di libertà, diritti e giustizia sociale


di Sandra Belli, Fondazione Metes

Per comprendere la realtà di chi arriva in un Paese nuovo dopo un viaggio segnato da fatica e incertezza, dobbiamo condividere il suo sguardo. Immaginiamo di trovarci in un luogo dove tutto è estraneo, di dover firmare un contratto di lavoro o di affitto senza capire cosa c’è scritto, correndo il rischio di essere ingannati, o di non riuscire a spiegare a un medico come stiamo quando abbiamo bisogno di aiuto.

Per moltissimi lavoratori migranti questa è la vita di ogni giorno: un isolamento che accompagna chi contribuisce con il proprio lavoro alla ricchezza del Paese ma resta ai margini. Conoscere la lingua non è un lusso: vuol dire leggere una busta paga, difendersi da un abuso contrattuale o da una condizione di semi-schiavitù, orientarsi tra i servizi senza dipendere da altri. La lingua, nel senso più profondo, è uno strumento di libertà.

Come Fondazione Metes lavoriamo da anni su questo terreno. Dal 2015 portiamo avanti un impegno concreto come ente somministratore delle prove di certificazione della lingua italiana, in convenzione con l’Università Roma Tre, per i livelli A2 e B1 richiesti per il permesso di soggiorno e la cittadinanza. Ci siamo accorti che molte persone venivano bocciate non perché non conoscessero la lingua, ma perché nessuno aveva spiegato loro come funzionava il test.

Da questa esperienza è nata un’idea semplice: introdurre le simulazioni d’esame. Affrontare prove pratiche uguali a quella ufficiale ha cambiato tutto: le persone arrivavano più tranquille e le bocciature si sono ridotte drasticamente. Abbiamo trasformato quell’esperienza in un servizio stabile con sessioni gratuite aperte a tutti, per offrire a ogni candidato le stesse possibilità.

Quel programma si è poi diffuso nei territori, creando vere e proprie scuole di italiano nel Lazio, in Calabria, Abruzzo, Veneto, Friuli Venezia-Giulia, Sicilia e Puglia, fino all’insediamento di Borgo Mezzanone, con una rete solida insieme ad Auser e FLC.

Nella vita di chi rischia lo sfruttamento conta farsi valere e poter denunciare un sopruso: la lingua è uno strumento di difesa civile. Superare il test non è una pratica burocratica, ma conquistare autonomia, sicurezza e riscatto. Quando una persona trova le parole per far valere i propri diritti, il mondo diventa più giusto e più umano. È a questa giustizia sociale che vogliamo continuare a contribuire, una parola alla volta.

Articoli correlati