Mercosur: sicurezza alimentare, pregiudizi e diritti dei lavoratori

Mercosur: sicurezza alimentare, pregiudizi e diritti dei lavoratori

Di fronte a un accordo che tutela le imprese con miliardi di fondi UE ma ignora i lavoratori a rischio, il sindacato deve battersi per ottenere osservatori e fondi di garanzia che mettano al centro le persone e non i profitti.

Il primo carico di pollo brasiliano arrivato in Europa dopo l’apertura dell’accordo con il Mercosur sarebbe risultato contaminato dalla salmonella per l’80%. La notizia, non verificabile ma diffusa dalla stampa, ha alimentato il classico sentimento del “l’avevamo detto”, fondato in realtà su un pregiudizio verso i paesi extraeuropei. Casi analoghi in Francia e Germania — latte in polvere contaminato che ha causato la morte di due neonati e Escherichia Coli in oltre un terzo della carne di maiale nei supermercati — non hanno generato la stessa indignazione. La sicurezza alimentare deve diventare una battaglia sindacale diffusa per standardizzare verso l’alto la qualità del cibo, evitando disparità tra cibo per ricchi e cibo per poveri, a prescindere da dove questo sia prodotto.

Resta un problema concreto: l’UE non ha imposto controlli preventivi sulle spedizioni dal Sudamerica, lasciando tutto alle dogane nazionali e controllare le centinaia di migliaia di tonnellate di alimenti in arrivo da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay è di fatto impossibile.

In questo capitolo dell’applicazione dell’accordo è però sostanziale responsabilità del sindacato tenere d’occhio un’altra questione per nulla banale. Mentre le rappresentanze agricole si sono in parte ammorbidite grazie ai miliardi della Commissione Von der Leyen per attutire gli effetti dell’accordo sulle imprese, per i lavoratori non esiste né un osservatorio né un fondo di garanzia. Ridurre il Mercosur a un problema di sicurezza alimentare è una scorciatoia: il nodo vero è che gli accordi commerciali tutelano le multinazionali e deresponsabilizzano chi governa nei confronti di cittadini e lavoratori.

Intanto nella più totale confusione, a testimonianza di un centro politico europeo che cerca soluzioni casuali a problemi complessi, l’importazione di carne brasiliana sarà sospesa dal prossimo 3 settembre. Non è dato sapere se nel mentre verranno importate tutte le quote già pattuite per il 2026 e cosa ne sarà di questi mesi di transizione, ma per ora, a quanto pare, gli antimicrobiotici sono gli unici colpevoli di tutta la storia. 

Andrea Coinu – Capo Dipartimento politiche europee e internazionali

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