Fotoracconto – Brigata Primero de Mayo

Fotoracconto – Brigata Primero de Mayo

Un fotoreportage partecipativo, un diario corale delle delegate e dei delegati della Flai in missione a Cuba. La Brigada Primero de Mayo, composta da 11 persone, è partita all’alba del 28 Aprile 2026 unendosi al secondo convoglio europeo nell’ambito della Campagna Let Cuba Breathe

Antonio Puccillo: “Un popolo unito che vede nei diritti, nel lavoro, nella cura e nella democrazia la realizzazione di un mondo migliore. Un baluardo unico nel suo genere da difendere per aiutarci.”

Valentina Cecconi: “Cuba non è sola perché non lascia solo nessuno. La solidarietà è nel suo DNA ed è la sua forza. Il popolo cubano ha cuore, dignità, coraggio e memoria, il singolo ha valore in quanto parte della collettività. La cura che hanno del prossimo, della natura e del proprio paese è straordinaria e scelgono ogni giorno di difendere un modello di società che non escluda nessuno e offra a tutti le stesse opportunità

Andrea Biagianti: “Il ‘bloqueo’ da parte degli USA è un atto di guerra inesorabile e subdolo. Il popolo cubano però risponde, reagisce e innova. Il manifesto di questa resistenza è la sperimentazione della medicina naturale, una pratica alternativa per sopravvivere alla mancanza di farmaci.

Tammaro Della Corte: “C’è una pesante sensazione di incertezza sul futuro prossimo di Cuba; ma allo stesso tempo emerge la dignità di popolo che difficilmente si piegherà rinunciando ai propri principi.”

Matteo Bellegoni: “Un viaggio che mi ha cambiato più di quanto pensassi. Cuba per me non è più soltanto un sogno giovanile di Rivoluzione. Cuba per me oggi è il fronte della resistenza contro l’imperialismo, è un popolo che non si piega all’arroganza del capitale, è la patria della solidarietà internazionale.
Un’isola che, nonostante l’assedio, continua a ricordare al mondo che l’autodeterminazione dei popoli non è una concessione dei potenti, ma un diritto universale che deve essere difeso collettivamente.
La lotta del popolo cubano diventa così la lotta di tutti i popoli che rifiutano dominio, violenza e guerra, costruendo quello che dovrebbe tornare ad essere il nuovo fronte dell’umanità.
E forse è proprio questo, oggi, il significato più profondo di Cuba:essere ancora quella fiammella capace di tenere accesa la speranza di un mondo più umano e più giusto, dentro le tenebre della guerra e dell’individualismo del nostro tempo.

Giuseppe Chiantera:Cuba continua a porre una domanda: tu da che parte stai?

Havana. Corteo del Primo Maggio. Spezzone della Brigada “Primero de Mayo” del convoglio di Let Cuba Breathe.

Giusy Angheloni:A Cuba l’esperienza quotidiana è fatta di contrasti fortissimi disciplina e musica, orgoglio ideologia e improvvisazione. Le divise scolastiche sono ovunque: bambini e ragazzi attraversano le strade con uniformi ordinate, simbolo di uguaglianza sociale e appartenenza collettiva. La scuola e il lavoro vengono ancora raccontati come pilastri della rivoluzione: il medico, l’insegnante, l’operaio sono figure cariche di dignità pubblica anche quando gli stipendi sono bassissimi e la vita materiale e difficile.
C’è un forte senso di orgoglio nazionale. Molti Cubani parlano della rivoluzione non solo come politica ma come identità: resistenza, indipendenza, capacità di sopravvivere. Anche chi critica il sistema spesso conserva rispetto per valori come istruzione gratuita, sanità e solidarietà sociale.
E poi c’è il reggaeton: casse che esplodono dai balconi, dai taxi collettivi e dai cortili. E’ la voce della generazione più giovane, il desiderio di libertà, stile, fuga. Convive con i murales rivoluzionari e con gli slogan socialisti dipinti sui muri. Nello stesso isolato c’e una vecchia Chevrolet anni 50 rattoppata infinite volte, studenti in uniforme, un manifesto “patria o Muerte” e ragazzi che ballano reggaeton con smartphone e casse bluetooth. È un paese dove la dignità personale spesso nasce dalla capacità di arrangiarsi senza perdere eleganza umana. Dove la povertà non cancella il senso di fierezza. Dove la rivoluzione è ancora presente nei simboli, mentre la musica racconta il presente e il futuro.

Stefano Morea:Cuba non è sola è il nostro tentativo di dire al mondo che quella Cuba capace di alimentare non solo i sogni, ma anche le azioni di tante generazioni, oggi ha bisogno di tutto il nostro “entusiasmo rivoluzionario”. Oggi è il momento di restituire al popolo cubano e all’isola tutta l’umanità e la speranza per un mondo migliore e più giusto, che della rivoluzione in poi i cubani hanno saputo dare a tutti. È il momento di restituire a Cuba la forza della manifestazione del Primo Maggio per le vie di L’Avana, un cuore pulsante, potente, vivo”

Hardeep Kaur: ”Non è facile scegliere una foto tra le decine fatte ma questa forse mi lascia piu di altre un nodo alla gola. Mi sono sentita in colpa per quello che avevo io come essere umano e da figlia di migranti sento ancora piu forte la fortuna, senza alcun merito, di essere nata in una Paese piuttosto che in un altro. Questi bambini mi hanno riportato indietro ad un viaggio in india, il primo in cui ho realizzato l’ingiustizia dell’infanzia negata. E come allora torno a casa con un magone, con il pensiero di cosa staranno facendo e, soprattutto, con la sensazione che avrei potuto fare di più.

Claudio Saggese: “Primo Maggio: grande partecipazione e solidarietà internazionale

Silvia Guaraldi: “L’anima di Cuba è nell’orgoglio di una maestra che piange mentre racconta di come ci si riorganizza per dare continuità alle lezioni ad una scuola devastata dall’Uragano Melissa nel cuore della Sierra Maestra.
Il cuore di Cuba è nella fierezza di un’infermeria nel pronunciare le parole “siamo madri” nel raccontare delle difficoltà turni prolungati per far andare avanti le cure in un ospedale attanagliato dal bloqueo, dalla mancanza di elettricità e carburante che costringe a far respirare meccanicamente i pazienti.
Orgoglio e fierezza di due madri che sono mamme ma ancor di più sono le madri della Patria, che sono le madri della Revolucion che non si arrende, che sono le madri di un sogno che sopravvive nonostante 64 anni di embargo feroce e criminale.
È così, che mentre pensi di intraprendere un viaggio di solidarietà per portare aiuto a chi sta ingiustamente soffrendo, ti ritrovi ad essere tu quello aiutato; aiutato a guardarti dentro per trovare la bellezza della semplicità di due occhi che si sacrificano ogni giorno per un ideale. L’umanità non sono stati gli aiuti che abbiamo portato, l’umanità è stata la lezione di Resistenza, Orgoglio e Fierezza che abbiamo ricevuto.

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