Brigate del Lavoro: c’è sempre un prima e un dopo

Brigate del Lavoro: c’è sempre un prima e un dopo


di Sara Volpini, Udu

Con l’iniziativa conclusiva ospitata al Revolution Camp, il campeggio nazionale dell’Unione degli Universitari, si è concluso il percorso nelle Brigate del Lavoro, realizzato insieme alla FLAI Nazionale e alle strutture territoriali che, tappa dopo tappa, ci hanno accompagnato e guidato alla scoperta dei diversi segmenti del lavoro agricolo, attraversando molteplici territori accomunati dalla stessa realtà: quella di migliaia di lavoratrici e lavoratori agricoli che ogni giorno affrontano sfruttamento, precarietà e diritti negati.

In queste giornate abbiamo visitato i CAS e raggiunto i lavoratori direttamente nei campi. Li abbiamo incontrati nei luoghi in cui trascorrono gran parte delle loro giornate, sotto il sole, distribuendo acqua, cappelli per proteggersi dalle alte temperature, borse frigo e materiale informativo con i contatti della Camera del Lavoro. Può sembrare un gesto semplice, ma in realtà significa molto di più. È un modo per dire: noi vi vediamo, ci siamo.

Ed è proprio da qui che nasce la fiducia.

Intercettare i lavoratori non è semplice. Molti sono diffidenti, spesso lavorano sotto il controllo dei caporali, che li ricattano con il salario, con il lavoro e perfino con la possibilità di non essere richiamati il giorno successivo. È comprensibile che facciano fatica a fidarsi: troppo spesso, quando hanno riposto la propria fiducia in qualcuno, hanno trovato soltanto sfruttamento.

Per questo il lavoro della FLAI CGIL è così importante. Siamo noi ad andare incontro alle persone, ad ascoltarle, a costruire relazioni. E quando un lavoratore che ha già conosciuto il sindacato racconta la propria esperienza a un altro lavoratore, nasce una rete di fiducia che permette di rompere l’isolamento e di trasformare la tutela dei diritti in qualcosa di concreto.

I CAS rappresentano un altro momento fondamentale di questo percorso. È lì che il tempo sembra rallentare e le persone trovano lo spazio per raccontarsi. Abbiamo ascoltato storie di ragazzi della nostra età che hanno affrontato viaggi durissimi, lasciato il proprio Paese con la speranza di costruire un futuro migliore e che, una volta arrivati in Italia, hanno trovato sfruttamento, precarietà e diritti negati. Storie che difficilmente si dimenticano, perché dietro ogni lavoratore c’è una persona, con i propri sogni, le proprie paure e la propria dignità.

Tra tutti i luoghi che abbiamo attraversato, anche se meno recente, Borgo Mezzanone è quello che mi ha lasciato il segno più profondo.

È difficile spiegare cosa significhi vedere una realtà in cui vengono negati diritti fondamentali come l’accesso ai documenti, all’acqua, all’elettricità, a un sistema fognario, alla sanità o a una gestione dignitosa dei rifiuti. Si pensa che queste situazioni siano lontane da noi, e invece esistono a pochi chilometri dalle nostre città. Due mondi che convivono a distanza di pochi minuti, ma separati da un’indifferenza che fa male.

Eppure, proprio lì dove sembra esserci soltanto abbandono, abbiamo trovato una comunità. Le baracche diventano case, luoghi in cui si viene accolti con un sorriso, con un caffè, con una generosità che non ti aspetti. La dignità si legge negli sguardi di chi torna stanco dai campi dopo ore di lavoro, nonostante lo sfruttamento continui a essere presente in tutte le sue forme. Borgo Mezzanone è una comunità viva, solidale, che resiste ogni giorno. Ed è proprio per questo che non può essere lasciata sola.

Questa esperienza ci ha ricordato che dietro ogni numero ci sono persone, volti e storie. Ci ha insegnato che la tutela dei diritti non può fermarsi agli uffici o alle parole: deve entrare nei campi, nei luoghi in cui lo sfruttamento prende forma, deve costruire relazioni, ascoltare e creare fiducia.

Forse è questo il significato più profondo delle Brigate del Lavoro. Non solo conoscere una realtà spesso invisibile, ma scegliere di non voltarsi dall’altra parte. Finché continueremo a lasciarci toccare dalle storie delle persone, a indignarci davanti alle ingiustizie e a sentire la responsabilità di fare la nostra parte, ci sarà sempre la possibilità di cambiare le cose.

La FLAI CGIL offre anche ai giovani la possibilità di vivere tutto questo in prima persona. È un’esperienza che forma, che cambia il modo di guardare il lavoro, i diritti e il ruolo del sindacato. Un’esperienza che ci auguriamo possa continuare a crescere, coinvolgendo sempre più ragazze e ragazzi.

Perché c’è sempre un prima e un dopo le Brigate del Lavoro. E chi torna da questo percorso porta con sé molto più di un ricordo: porta una consapevolezza nuova e la certezza che, per difendere i diritti, bisogna prima di tutto esserci.

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