Giacca buona, camicia pulita e gonna corta

Giacca buona, camicia pulita e gonna corta

di Antonella De Marco, Flai Cgil         

La giacca buona, la camicia pulita e sulle scarpe tirate a lucido qualche paio di ghette, un lusso che pochi potevano permettersi. Si respirava emozione, fierezza e tanta speranza nella Camera del Lavoro di Milano, il 29 settembre del 1906: i 500 delegati che lì si erano riuniti a Congresso venivano dagli scioperi nelle campagne e nelle fabbriche, nelle teste di molti di loro riecheggiavano ancora le parole pronunciate da Filippo Turati a conclusione del Congresso costitutivo di Federterra nel novembre del 1901, altri avevano partecipato al Congresso che aveva visto nascere la Fiom. 

Erano arrivati a Milano da tutta Italia e avevano fame di pane e lavoro, di giustizia, uguaglianza e libertà. Non possiamo sapere quanto e se avessero consapevolezza circa l’importanza del momento che li vedeva protagonisti – perché come quasi sempre accade chi è nella storia raramente ha coscienza di stare scrivendo la Storia – ma certamente avevano in mente un progetto grandioso: la lotta di classe. Lo si legge nelle righe inziali dello Statuto che il Congresso avrebbe approvato a conclusione dei lavori, il 1 ottobre di quel 1906: “È costituita in Italia la Confederazione Generale del Lavoro per ottenere e disciplinare la lotta della classe lavoratrice contro il regime capitalistico della produzione e del lavoro”. 

Da quel momento in poi è stato questo obiettivo rivoluzionario che ha guidato le battaglie prima della Confederazione Generale del Lavoro e, dal secondo dopoguerra in avanti, della Confederazione Generale Italiana del Lavoro, ricostituitasi con il Patto di Roma nel 1944. Una rivoluzione le cui armi sono state gli scioperi, le occupazioni delle terre e delle fabbriche, i picchetti, gli scioperi a rovescio, e poi presidi, cortei, trattative, ma anche i lavori dell’Assemblea costituente, il Piano del Lavoro, lo Statuto dei lavoratori, la difesa della democrazia contro il terrorismo: un arsenale non violento che ha attraversato la storia del nostro Paese e ne è stato parte integrante, con il suo carico di avvenimenti, traguardi e sconfitte. In questo lungo percorso, la volontà di realizzare una società fondata sul lavoro e non sul profitto, giusta, libera, dove non predomini lo sfruttamento ed in cui tutti abbiano pari dignità e pari diritti ha guidato ogni azione ed ogni scelta, in una continuità che ha unito il biennio rosso di inizio Novecento ai cortei a sostegno della causa palestinese. 

La lotta di classe continua ad essere ciò in cui crediamo e per cui combattiamo, perché le battaglie contro il caporalato sono lotta di classe, così come lo sono la richiesta di una legge per appalti trasparenti ed il sostegno a Mediterranea Saving Humans. Noi continuiamo ad avere nella testa un progetto grandioso e crediamo, oggi come allora, che un altro mondo sia possibile. 

Buon compleanno, dunque, a tutte le lavoratrici ed i lavoratori, buon compleanno a questa sempre giovane Signora vestita di rosso: perché sì, la CGIL è donna. E con la gonna corta.

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