Una risposta di classe contro lo sfruttamento e il nuovo Patto UE

Una risposta di classe contro lo sfruttamento e il nuovo Patto UE

Prima assemblea del Coordinamento delle lavoratrici e dei lavoratori migranti della Flai

Si è aperta in un clima di forte mobilitazione politica e sindacale l’Assemblea Nazionale delle Lavoratrici e dei Lavoratori Migranti della FLAI CGIL. Al centro del dibattito, una premessa chiara: stiamo vivendo tempi bui. Pagine di storia che credevamo superate, chiuse nel “secolo breve”, stanno riemergendo come un rigurgito del passato. Il Novecento ha mostrato il suo volto più oscuro — il fascismo, il nazismo, due guerre mondiali — ma anche quello più luminoso: la Resistenza,  la Costituzione, il voto alle donne e lo Statuto dei lavoratori.

Una memoria storica scritta con il sangue di chi ha lottato nella Resistenza, contro la mafia e per la giustizia sociale: dai partigiani sui monti fino ai padri del sindacato in Sicilia, come Pio La Torre e Placido Rizzotto. Un filo rosso che arriva fino ai giorni nostri con Adnan Siddique, ucciso per aver lottato per i diritti dei connazionali, e Daouda Diane, scomparso per aver denunciato lo sfruttamento. Eroi loro malgrado in un Paese dove chi lotta per la giustizia rischia la vita.

Di fronte al ritorno di pulsioni reazionarie, l’appello emerso è quello di fare della Costituzione un baluardo attivo. Mentre esponenti sovranisti e forze di governo si appropriano della parola Patria, dal mondo del lavoro si rivendica che la Patria appartiene a chi l’ha liberata, non a chi la opprime o la divide.

Il programma politico da cui ripartire resta l’Articolo 3 della Costituzione. Quando lo Stato smette di rimuovere gli ostacoli economici e sociali, quegli ostacoli si trasformano in ghetti, caporalato e sfruttamento sui territori.

Sul fronte internazionale, il quadro appare altrettanto critico. Il nuovo Patto Europeo sulla Migrazione e l’Asilo — entrato pienamente in vigore il 12 giugno 2026 — rappresenta la sconfitta dell’Europa accogliente. Viene spacciato per un successo, ma è il trionfo del controllo ossessivo delle frontiere: uno screening biometrico che colpisce persino i bambini di sei anni e la mostruosità della “finzione giuridica del non ingresso”, che lascia le persone in un limbo senza diritti. Con la Libia, la Tunisia e il Protocollo Albania, l’esternalizzazione dei diritti è diventata l’architettura ordinaria dell’UE.

Politiche che hanno un impatto diretto sul lavoro agricolo, campo d’azione prioritario della FLAI. Le decisioni di Bruxelles producono infatti effetti concreti nei campi e nelle serre: la frontiera si sposta sui furgoni dei caporali. Ogni diritto negato al confine diventa un cappio al collo dei lavoratori. Le distorsioni del Decreto Flussi e il mercato delle quote generano ricattabilità: più una persona è ricattabile sul piano giuridico, più lo diventa sul piano lavorativo, alimentando il caporalato e i profitti dei padroni a tre euro all’ora. Persino Papa Leone XIV ha dovuto alzare la voce per denunciare il Mediterraneo come cimitero e definire la “remigrazione” una vergogna.

A questa retorica reazionaria, la FLAI risponde ad Agricoltura Nuova, a Roma. Oltre 200 delegate e delegati, in rappresentanza di 18 coordinamenti regionali e 20 nazionalità, si sono uniti nel segno della giustizia. In un settore in cui il 44% della manodopera è straniera, è stata presentata la Guida Operativa Immigrazione 2026, realizzata con lo Studio Lanzilao, come strumento concreto di legalità.

L’assemblea è stata dedicata alla memoria di Bakary Sako, assassinato a Taranto, e alle tante vittime del lavoro, dell’invisibilità e del razzismo: Abdelghani, Yassin, Saif, Tanginder, Harmanjot, Ullah, Safi, Amin, Waseem, Mamina e Alagie, impiccatosi a Torretta Antonacci perché schiacciato dalla privazione dei documenti.

La linea tracciata dal sindacato è chiara: per sconfiggere la guerra tra poveri alimentata dal capitale, occorre ricostruire una vera solidarietà di classe. Il razzismo è prima di tutto una questione di classe, usata per dividere i lavoratori mentre la ricchezza dei super ricchi cresce e i salari reali crollano. Citando Marcus Garvey e Bob Marley il messaggio finale dell’assemblea richiama alla necessità di emanciparsi dalla schiavitù mentale per costruire un riscatto collettivo e sconfiggere le tenebre dello sfruttamento.

Matteo Bellegoni, Capodipartimento Politiche Migratorie e legalità

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