Taranto, presidio per Sako Bakari. Flai Cgil Puglia: “Ucciso dal razzismo. Non è un caso isolato”

Taranto, presidio per Sako Bakari. Flai Cgil Puglia: “Ucciso dal razzismo. Non è un caso isolato”

La mobilitazione contro razzismo e sfruttamento: “Basta indifferenza verso i lavoratori migranti”

La violenza razzista ha ucciso un lavoratore: è il segnale di un clima che va fermato subito”. Sono le parole espresse dal segretario generale della Flai Cgil Puglia, Antonio Ligorio, a margine del presidio che si è svolto giovedì 14 maggio, in piazza Fontana a Taranto, nel luogo in cui lo scorso 9 maggio è stato ucciso Sako Bakari, lavoratore originario del Mali.

Il sindacato ha partecipato alla mobilitazione promossa da Coordinamento Libera Taranto, Babele Aps, Mediterranea Saving Humans Taranto e Comunità Africana di Taranto e Provincia Aps, insieme a cittadini, associazioni e mondo del lavoro. Al centro, una parola chiave: razzismo. “Non siamo di fronte solo a un omicidio” – ha dichiarato il segretario generale della Flai Cgil Puglia – “ma a un episodio che affonda le radici nella marginalità, nello sfruttamento e in una crescente cultura dell’odio. Quando una persona viene resa invisibile, diventa più facile colpirla”.

A rafforzare la lettura nazionale del fenomeno è stato Matteo Bellegoni, responsabile immigrazione della Flai Cgil nazionale, che ha spiegato quanto la vicenda vada ben oltre il semplice fatto di cronaca.  “Bakary – ha detto Bellegoni – rappresenta il volto di migliaia di lavoratrici e lavoratori migranti invisibili: persone che si alzano prima dell’alba per raccogliere il cibo che arriva sulle tavole italiane e che troppo spesso vivono in condizioni di precarietà, marginalità e vulnerabilità sociale. La sua morte riapre una ferita mai davvero chiusa: quella del razzismo che continua a dilagare in Italia e in Europa e della solitudine sociale in cui tanti braccianti stranieri sono costretti a vivere, nel Sud Italia e non solo”.

Per il sindacato, i ragazzi come Sako non sono soltanto il bersaglio della cultura della “remigrazione” che si sta affermando in Europa e in Italia con il Patto europeo su Asilo e Migrazioni, ma anche di una competizione feroce che trasforma chi sta in fondo alla catena produttiva e sociale — che sia un migrante, un omosessuale, un anziano o un senza tetto — in un soggetto disumanizzato e sacrificabile.

È la stessa logica per cui Satnam Singh venne abbandonato e lasciato morire dal proprio datore di lavoro dopo che un macchinario agricolo gli aveva strappato un braccio” – ha continuato Bellegoni – “la stessa per cui lavoratori indiani o marocchini muoiono nei furgoni nel Metapontino o nel Rodigino; la stessa per cui, a Poggio Reale, si muore nella solitudine, arsi vivi nelle roulotte. Volti diversi di uno stesso fenomeno: un colonialismo sociale e culturale che continua a scorrere nelle vene del cosiddetto Occidente”.

Dal presidio è emersa una risposta corale della città, che ha scelto di esporsi pubblicamente contro violenza, odio e indifferenza. Per il segretario regionale Ligorio ora serve un salto di qualità: più tutele, più controlli, più diritti. “Il lavoro deve essere dignità, non sfruttamento. Senza giustizia sociale il razzismo cresce. E noi non possiamo permettercelo” ha concluso Ligorio, rilanciando la raccolta fondi per il rimpatrio della salma di Sako Bakari e per il sostegno alla sua famiglia.

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