La coalizione TerraComune – Terra NON Guerra aderisce alla manifestazione della Flai-Cgil dopo la strage di Amendolara

La coalizione TerraComune – Terra NON Guerra aderisce alla manifestazione della Flai-Cgil dopo la strage di Amendolara

Pubblichiamo il Comunicato stampa di adesione di TerraComune – Terra NON Guerra, movimento nazionale per la democrazia agroalimentare che, lanciato dall’associazione ambientalista Terra!, riunisce oltre 100 organizzazioni per garantire redditi equi ai produttori, cibo sano accessibile a tutti e modelli agricoli che tutelano l’ambiente

“TerraComune – Terra NON guerra”, l’alleanza che riunisce associazioni, biodistretti, aziende agricole, sindacati e realtà impegnate nella costruzione di sistemi alimentari più giusti e sostenibili, aderisce alla manifestazione promossa dalla Flai-Cgil ad Amendolara dopo la morte di quattro lavoratori agricoli, tre cittadini afghani e un cittadino pachistano, impegnati nella raccolta delle fragole.

“Questo ennesimo caso, nella sua efferatezza, dimostra che il fenomeno del caporalato non è un’emergenza occasionale ma un elemento strutturale di una parte del sistema agricolo italiano. Far finta che non sia così danneggia chi lavora nel rispetto delle regole e dei diritti”, sostiene Fabio Ciconte a nome della coalizione “TerraComune – Terra NON guerra”. “La lotta al caporalato è una delle questioni centrali che il mondo agricolo, i biodistretti e le associazioni impegnate per un cibo giusto hanno a cuore. Essere ad Amendolara, a pochi giorni da questa tragedia, significa assumersi l’impegno di costruire un nuovo modello agricolo e di società”

Per questo “TerraComune – Terra NON guerra” sarà ad Amendolara insieme alla Flai-Cgil, una delle organizzazioni che fanno parte dell’alleanza.

Quella di Amendolara non è una tragedia isolata. Dieci morti dal 2 aprile e pochi giorni fa, nel Vicentino, un lavoratore agricolo indiano di 56 anni, regolarmente residente in Italia ma impiegato in nero, era stato abbandonato sanguinante in strada dopo una caduta avvenuta all’interno di un’azienda agricola.

“Il caporalato è la manifestazione più estrema di una crisi più profonda che riguarda l’intera filiera agroalimentare. Da una parte lavoratori sempre più vulnerabili, dall’altra agricoltori schiacciati dalla riduzione dei redditi, dagli effetti della crisi climatica e da un modello agroindustriale e di distribuzione che continua a concentrare ricchezza e potere. Nel mezzo, famiglie con un potere d’acquisto sempre più ridotto”.

Le forme di intermediazione illecita prosperano soprattutto dove mancano servizi pubblici adeguati. Trasporti, alloggi, collocamento pubblico, accesso alle informazioni e tutela dei diritti vengono sostituiti dal potere del caporale, che si alimenta della fragilità economica e sociale dei lavoratori.

Negli ultimi venti giorni sono morti undici lavoratori agricoli. Una sequenza drammatica che dimostra come il contrasto allo sfruttamento e al caporalato non possa essere affrontato soltanto sul piano repressivo.

“A dieci anni dall’approvazione della legge 199 contro il caporalato e a quasi due anni dalla morte di Satnam Singh, serve una forte iniziativa politica capace di restituire dignità all’intera filiera, dal produttore al lavoratore. Non può esistere un’agricoltura giusta senza lavoro dignitoso e non può esistere sovranità alimentare senza diritti”.

Nel Manifesto costitutivo di “TerraComune – Terra NON guerra” si legge:

“Non accettiamo che parte del nostro cibo sia ancora prodotto attraverso sfruttamento, salari irrisori, ricattabilità e lavoro grigio o nero. Senza dignità del lavoro non può esistere alcuna giustizia del cibo. L’alleanza vuole sostenere politiche, controlli, contrattazione, trasparenza delle filiere e modelli produttivi che mettano fine a un sistema che colpisce i lavoratori più vulnerabili e degrada interi territori”.

Per questo chiediamo alle istituzioni un impegno su due fronti. Da una parte, rafforzare l’azione di contrasto allo sfruttamento e dare piena attuazione alla legge 199 del 2016; dall’altra, investire sulle misure preventive, intervenendo sulle cause che rendono possibile il caporalato.

È necessario rafforzare i servizi di trasporto, alloggio,  collocamento pubblico e assistenza per i lavoratori, aumentare la trasparenza delle filiere e redistribuire in maniera più equa il valore lungo la catena agroalimentare, oggi sempre più concentrato a scapito degli anelli più deboli, agricoltori e lavoratori.

Infine, chiediamo il superamento della legge Bossi-Fini, che in questi anni ha contribuito a produrre marginalità e ricattabilità, alimentando le condizioni che permettono allo sfruttamento di prosperare.

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