“Tra tre settimane calerà il sipario sull’emersione, un provvedimento pieno di falle che richiede interventi urgenti. Sono ormai due mesi che siamo in attesa del decreto interministeriale che deve fissare l’importo degli arretrati fiscali e previdenziali a carico del datore di lavoro intenzionato a percorrere la via della regolarizzazione. Anziché provvedere finalmente a perfezionarne l’architettura, vengono inseriti ulteriori adempimenti burocratici che avranno come effetto quello di raffreddare l’entusiasmo per l’emersione”, dichiara JeanRené Bilongo, Coordinatore Osservatorio Placido Rizzotto– Flai Cgil.

“Regolarizzare ha un significato politico preciso: il bivio tra mantenere centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori in una condizione di perenne schiacciamento, alla mercé dei caporali e degli sfruttatori, con il corollario di abusi e violenze; oppure la scelta di assumersi la responsabilità di rendere quei lavoratori oggi invisibili soggetti di diritti, dotati di anticorpi contro una vulnerabilità lavorativa e sociale estrema.

Mancanze, ritardi e indifferenza manifesta di alcuni decisori fanno venire il sospetto che sacche di resistenza e di opposizione politica all’emersione non si siano mai dissipate e prevalgano rispetto al buon senso che ne dovrebbe governare il percorso attuativo. Il siluramento in blocco di tutti gli emendamenti in vista della conversione in legge dell’articolo 103/DL Rilancio era già stato un grave segnale di rifiuto della dialettica democratica.

Ma la conferma di un preannunciato disinteresse sembra purtroppo arrivare con la decisione del Dicastero del Lavoro di non affrontare con chiarezza le disposizioni relative a arretrati fiscali e previdenziali, fondamentali per la messa a regime dell’impianto: senza conoscere con esattezza a quali oneri andranno incontro i datori di lavoro, difficilmente in molti decideranno di presentare l’istanza di emersione.

Non ci si stupisca quindi per i numeri delle domande presentate.

Questioni cosi importanti, che hanno effetti sulla vita delle persone e contro effetti sulla reputazione del Sistema Paese, dovrebbero essere affrontati con la massima trasparenza e soprattutto con il comune obiettivo di rendere semplice, il più possibile veloce ed efficace un processo che abbiamo rivendicato per tutelare le persone nel lavoro, riportandole nell’alveo della legalità e della dignità.