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Agronomia. Giudice assolve lavoratore accusato di estorsione Flai Bergamo: Non difendiamo i caporali, ora si continui a indagare

Assolto perché il fatto non sussiste Kumar Sandeep, il dipendente di Agronomia reintegrato al lavoro dopo un ingiusto licenziamento e poi accusato da tre colleghi di estorsione.
La vicenda comincia nel 2012 quando Agronomia, azienda di San Paolo d’Argon specializzata nella lavorazione di quarta gamma, licenzia Sandeep per aver raccolto la verdura dalla serra sbagliata. Asssitito dalla Flai CGIL il lavoratore ha impugnato il licenziamento e vinto la causa: nel 2013 il giudice ha considerato illegittima la sanzione e imposto il reintegro.
Dopo pochi giorni, nell’agosto 2013, Kumar viene denunciato da tre compagni di lavoro con un’accusa grave: avrebbe infatti chiesto ai colleghi 200 euro per poter lavorare.
Il processo a Kumar Sandeep, imputato per estorsione e assistito dall’avvocato Pamela Nodari, si è concluso oggi con l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”. I tre lavoratori indiani che lo avevano denunciato hanno infatti spiegato al giudice Ilaria Sanesi che Sandeep non aveva mai chiesto loro dei soldi, ma che erano stati obbligati dall’azienda a dichiarare il falso per non perdere l’impiego.
Il giudice ha infine trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica per l’eventuale individuazione di condotte penalmente rilevanti, alla luce di quanto emerso dal dibattimento, a carico di Gaia Novali, procuratore dell’azienda, e di Stefano Savini, responsabile delle produzioni agricole di Agronomia.

“Il tribunale ha stabilito che l’estorsione non è mai avvenuta – commenta Francesca Seghezzi, segretaria Flai CGIL di Bergamo – come non sussistono evidentemente le accuse mosse dall’azienda nei confronti della CGIL di difendere sfruttatori e caporali. Confidiamo nel lavoro della magistratura perché si faccia finalmente chiarezza su tutte le situazioni emerse durante il processo”.
“Siamo particolarmente soddisfatti per la sentenza – aggiunge il segretario provinciale CGIL Luigi Bresciani – Ora chiediamo si faccia piena luce su una vicenda grave e torbida”.

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