Miccio, Emergency: “A Gaza in discussione il concetto stesso di umanità”

Frida Nacinovich

“La tragedia delle vittime è la sola verità della guerra”. Le parole di Gino Strada , il medico fondatore di Emergency che nella sua vita aveva operato migliaia di persone ferite da proiettili, frammenti di bombe o missili, fotografano come meglio non si potrebbe le tragedie che hanno insanguinato l’anno appena finito. Per Rossella Miccio, attuale presidente di Emergency, quello che sta succedendo ci pone di fronte a una riflessione molto forte. “Siamo ancora parte di una stessa umanità? Abbiamo ancora tutti gli stessi diritti? Se non li abbiamo allora non ha più senso parlare di diritti, perché questi sono diventati privilegi che appartengono solo a qualcuno”. Miccio guarda con sgomento alla catastrofe umanitaria in corso nella Striscia di Gaza, così come in tutti gli altri scenari di guerra aperti ai quattro angoli del pianeta.   

La Flai Cgil è stata fra le prime a firmare l’appello di Emergency, Mediterranea, Assopace Palestina e Laboratorio Ebraico Antirazzista – arrivato a più di 100mila adesioni – per un cessate il fuoco permanete e una soluzione politica. Non si può cancellare l’orrore del 7 ottobre, ma si può fermare la strage di Gaza?

Un crimine di guerra non ne cancella un altro. Siamo convinti che non sia aggiungendo violenza, bombe, che si rimedia ai disastri che sono successi in precedenza. Siamo convinti che non sia la soluzione, ma che anzi complichi ancora di più le scelte necessarie per arrivare all’unica via d’uscita che è quella della pace, della giustizia e del rispetto dei diritti, che a Gaza da troppi anni orami sono calpestati.

La logica dell’amico-nemico, in questo momento imperante, impone di stare da una parte o dall’altra, senza alcuno spazio per la diplomazia. 

Un trend estremamente preoccupante. Lo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle, ad esempio in Afghanistan, quando venivamo accusati di sostenere i talebani, mentre eravamo lì semplicemente per aiutare le vittime di una guerra durata più di quarant’anni. C’è stata un’accelerazione di questa dinamica patologica, una dicotomia che ha spazzato via concetti che consideravamo ormai acquisiti, facenti parte del nostro dna. Intendo il rispetto dei principi umanitari, il fatto che i civili non devono essere un obiettivo di guerra. Invece orami vediamo bombardare a tappeto, centri profughi, ospedali, e non solo a Gaza, in Sudan da aprile ci sono stati oltre 7milioni di sfollati nel completo silenzio. 

In queste immani tragedie, così come nelle quotidiane, drammatiche odissee dei migranti che affrontano il Mediterraneo, Emergency è sempre in prima linea. Eppure le parole di pace, ad eccezione del Pontefice, non sono in tanti a dirle.

Il Papa, certo. Anche la nostra Costituzione, nell’atto costitutivo c’è il ripudio della guerra. E la parola ripudio è importante, significa che noi la guerra l’abbiamo conosciuta a casa nostra, e proprio per questo non vogliamo più che faccia parte della storia. Questo dovrebbe essere il valore da esportare ai quattro angoli del pianeta. Invece, soprattutto in questi ultimi anni, chiunque abbia proposto di trovare alternative alla guerra, alla legge delle armi, alla violenza è stato nella migliore delle ipotesi tacciato di ingenuità, di essere un’anima bella. Quando ci conviene facciamo affari con dittatori, con criminali, senza ascoltare le ragioni della pace, dei diritti, della coesistenza, del superamento di questa barbarie che è la guerra, che ci riporta indietro alla preistoria. Uno strumento fra l’altro che non ci possiamo più permettere, perché con la tecnologia attuale la capacità distruttiva è tale che se la situazione sfuggisse di mano sparirebbe il genere umano. Sempre che di genere umano si possa ancora parlare dopo gli orrori che stiamo vedendo in questi ultimi mesi.

Emergency è una presenza costante nelle zone di guerra, con i suoi ospedali, i suoi centri medici per curare chi viene investito dalla follia dell’uomo.

Sono pochissime le organizzazioni che riescono a entrare nella Striscia, non solo perché Israele nega l’accesso, ma anche perché le Nazioni Unite non sono riuscite a trovare l’unanimità per dichiarare il cessate il fuoco per motivi umanitaria, a causa del veto statunitense. A Gaza già due milioni di persone vivevano in un campo di concentramento, è un territorio totalmente chiuso dove le persone non hanno libertà di muoversi. Che senso ha continuare a distruggere, negando l’accesso agli aiuti umanitari? In gioco la stessa esistenza del concetto di umanità, di esseri umani. Nel momento in cui uno Stato, dichiaratamente, decide di sterminare decine di migliaia di civili per bloccare un gruppo terroristico, perché quello è Hamas, nell’impotenza del mondo di fermare questo orrore, allora dobbiamo davvero iniziare a chiederci cosa vuol dire essere umani e che tipo di società pensiamo di poter essere, vengono meno i fondamenti.

Che cosa dobbiamo aspettarci dall’anno che verrà?

Ho quasi paura a pensarci. L’unica cosa che posso augurarmi è che siano sempre di più le persone che decidono di non voltarsi dall’altra parte, che ci siano sempre più cittadini consapevoli che capiscono l’importanza di esserci, di impegnarsi. Andiamo avanti, anche controvento, in direzione ostinata e contraria. Almeno da noi, nei nostri paesi che orgogliosamente si definiscono democratici, l’opinione pubblica dovrebbe far pressioni per arrivare ad una svolta. Altrimenti andiamo diritti verso l’autodistruzione. 

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