Mariniello: «E’ un crimine di guerra colpire i civili»

Sotto le macerie della guerra finisce anche il diritto internazionale. Il Sudafrica ha chiesto l’intervento della Corte internazionale di giustizia dell’Aja per presunte violazioni di Israele della Convenzione sul genocidio del 1948 nei confronti dei palestinesi della striscia di Gaza. Triestino Mariniello, docente di Diritto penale internazionale alla John Moores University di Liverpool, già nel team legale delle vittime di Gaza di fronte alla Corte penale internazionale, aiuta a comprendere quello che sta accadendo sul piano giuridico, mentre su quello umano non c’è senso alcuno. 

La Corte di giustizia dell’Aja ha chiesto a Israele di fare tutto il possibile per prevenire possibili atti di genocidio a Gaza e di consentire l’accesso agli aiuti umanitari. Quali sono gli elementi più importanti della tesi sudafricana?
Il Sudafrica sostiene che Israele abbia commesso atti di genocidio contro la popolazione di Gaza, ciò significa una serie di azioni previste dall’articolo 2 della Convenzione sul genocidio, effettuate con l’intento di distruggere del tutto o in parte un gruppo protetto, in questo caso i palestinesi di Gaza. Atti come omicidi di massa, gravi lesioni fisiche o mentali, l’evacuazione forzata, la distruzione di quasi tutto il sistema sanitario della Striscia, la privazione di beni essenziali per la sopravvivenza. Ciò che caratterizza un genocidio rispetto ad altri crimini internazionali è il cosiddetto “intento speciale”, la volontà cioè di voler distruggere del tutto o in parte un gruppo. Vi sono una serie di dichiarazioni dei leader politici e militari israeliani che proverebbero tale intento. Come quella del premier Benjamin Netanyahu che, a inizio guerra, ha invocato la citazione biblica di Amalek, che sostanzialmente significa: “Uccidete tutti gli uomini, le donne, i bambini e gli animali”. O una dichiarazione del ministro della Difesa, Yoav Gallant, che ha detto che a Gaza sono tutti “animali umani”. 

Che cosa chiede il Sudafrica?
Innanzitutto il cessate fuoco, poi la rescissione di tutti gli ordini che possono costituire atti di genocidio. In realtà il Sudafrica non si limita allo scontro in atto, ma parla di una sorta Nakba (l’esodo forzato dei palestinesi) ininterrotto.
Ogni giurista dovrebbe sempre analizzare qualsiasi ostilità all’interno di un contesto e per questo il Sudafrica fa riferimento a 75 anni di Nakba, a 56 di occupazione militare israeliana e a 16 anni di assedio della Striscia. 

Come risponde Israele?
Tutto viene ricondotto all’attacco di Hamas del 7 ottobre e a una risposta di autodifesa. Ma esiste sempre un contesto per il diritto penale internazionale e l’autodifesa – che per uno Stato occupante non può essere invocata – non può comunque giustificare un genocidio. L’altro elemento, quello delle misure messe in atto per ridurre l’impatto sui civili, è sembrato più retorico che altro. Basti pensare alla privazione di beni essenziali e a tutte le informazioni raccolte dalle organizzazioni internazionali e dagli organismi delle Nazioni Unite. A Gaza non esistono zone sicure, ci sono stati casi in cui la popolazione evacuata, rifugiatasi nelle zone indicate da Israele, è stata comunque bombardata. 

Intanto gli Stati Uniti hanno ribadito che non intendono sostenere “un cessate il fuoco generale a Gaza”•
Quando si parla di Israele, la comunità internazionale, nel senso dei Paesi occidentali, ha creato uno stato di eccezione, che ha sempre posto Israele al di sopra del diritto internazionale, senza rendersi conto che le situazioni violente che viviamo in quel contesto sono il frutto di questo eccezionalismo anche a livello giuridico. Fino a quando si andrà avanti con questo contesto di impunità non finiranno le spirali di violenza.

Le violazioni del diritto a Gaza sono evidenti dal 7 ottobre. 

Quando parlo di violazioni del diritto internazionale intendo soprattutto diritto internazionale umanitario. Violazioni dei principi fondamentali di distinzione, che significa porre in essere gli attacchi non distinguendo fra obiettivi civili e militari. Principio di distinzione che vale anche per ospedali, moschee, scuole. Israele sostiene che negli ospedali ci fosse Hamas, ma non ha mai fornito prove convincenti. Israele, come rilevato dalle Nazioni Unite, ha violato questo diritto fondamentale, a questo si aggiungono altre violazioni quali l’uso eccessivo della forza. Basta soltanto citare i numeri più di 28mila morti, 12mila bambini, per rendersi conto di quanto gli attacchi siano sproporzionati. Non sono state usate tutte le precauzioni necessarie per ridurre l’impatto sui civili. Israele sostiene di avvertire la popolazione civile, di farla sfollare. 

Ma a Gaza non esiste un posto sicuro. 

Proprio in questi giorni sta iniziando l’attacco a Rafah, quindi la parte più a sud della striscia di Gaza dove ci sono state evacuate forzatamente più di un milione e trecentomila persone. Tra le vittime di Gaza c’è anche il diritto internazionale. Il fallimento di tutti quegli strumenti che il diritto internazionale invece in altri contesti ha utilizzato, dando un messaggio molto preoccupante, che è quello di discriminazione delle vittime sulla base della loro cittadinanza o etnia. Ci sono vittime che meritano di avere giustizia al livello internazionale, mentre per altri il diritto internazionale non esiste, non vale la stessa regola per tutti i Paesi, del Nord e del Sud del mondo”.

Quanto pesa la presa di posizione della Corte internazionale di giustizia?

La Corte restituisce credibilità al diritto internazionale con una decisione storica, che per la prima volta rompe quel velo di impunità che Israele si è costruito dal 1948. 

Frida Nacinovich

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