La lotta non è finita: deve continuare e continuerà

Il 23 e 24 gennaio del 1954, a Firenze, la prima Conferenza nazionale della donna lavoratrice, alla presenza del segretario generale Giuseppe Di Vittorio

Il 23 e il 24 gennaio del 1954, a Firenze, si tiene la prima Conferenza nazionale della donna lavoratrice, alla presenza del segretario generale Giuseppe Di Vittorio.

Nata su iniziativa e proposta della Commissione Femminile della CGIL, in occasione del III Congresso confederale (Napoli nel 1952), la conferenza aveva il compito di proclamare la Carta dei Diritti della Donna Lavoratrice.

Nell’introduzione ai lavori Fernando Santi, segretario nazionale confederale, precisa che “questa Conferenza si intitola della donna lavoratrice. Ma è evidente che noi intendiamo questo termine nel suo significato più vasto e più alto. Per donna lavoratrice noi intendiamo non solo l’operaia, la bracciante, la compartecipante, la mezzadra, la donna di servizio, l’impiegata, la commessa di negozio, l’insegnante. Ma altresì la donna di casa, l’artigiana, l’artista, la professionista. In una parola tutte le donne che compiono un lavoro socialmente utile, utile alla famiglia ed alla collettività nazionale”.

Si delinea il duplice carattere della Conferenza che è unitaria e democratica, perché si propone il fine democratico di lottare per la cancellazione della disuguaglianza, per realizzare la giustizia sociale, per far progredire la società. In poche parole, per realizzare la Costituzione.

“È risaputo – prosegue Santi – che la questione sociale della donna non è che un aspetto della più vasta questione sociale e che l’emancipazione della donna non è che un aspetto della emancipazione di tutto il genere umano. La società non può progredire se una parte così importante di essa non progredisce ugualmente”. O si va avanti tutti insieme o non va avanti nessuno.

Rina Picolato, responsabile della Commissione nazionale Femminile della CGIL, parla di un grande avvenimento di democrazia sindacale.

“Per la prima volta in Italia, un’iniziativa è riuscita a portare fra le lavoratrici tanto slancio e tanto entusiasmo, è riuscita a suscitare un dibattito così ampio, a promuovere una consultazione così vasta”.

La Conferenza nasce dopo oltre 20.000 assemblee svolte nelle officine, nelle risaie, nelle cascine e nei laboratori, negli uffici e nei comuni hanno riunito circa un milione e mezzo di donne, che hanno preso la parola denunciando la loro condizione ed esprimendo le loro aspirazioni.

Durante i due giorni di lavori a Firenze, tante le voci e le testimonianze. 

Tra queste, il racconto di Tulliana Cervelli, mezzadra di Siena: “le donne mezzadre in questi ultimi anni si sono apertamente schierate a fianco della classe operaia, sono state solidali in tutte le lotte che essa ha condotto; sono partecipi attive nelle organizzazioni sindacali unitarie; perciò, costituiscono un elemento di fondamentale importanza. I grandi proprietari terrieri e il governo si illudono se credono di soffocare, di opprimere, di arrestare l’avanzata di questo gigantesco movimento. Le donne mezzadre hanno consapevolezza di quelli che sono i loro compiti nello schieramento democratico che lotta per un avvenire di progresso e di civiltà, per un avvenire di pace”. 

Mariuccia Carnevali porta in assemblea la voce delle mondine, un esercito di 200mila donne che mantengono il primato della lotta per migliorare le condizioni di vita e che pur avendo ottenuto grandi risultati sanno che “lotta non è finita. Si sono superate sì alcune situazioni gravi, che indignavano e facevano vergogna ad un Paese di civiltà centenaria come il nostro, però giorno per giorno le mondine sono costrette a battersi non solo per ottenere nuovi successi, ma per far rispettare le leggi e gli accordi già ottenuti con lotte, sacrifici e spesso col sangue”.

“La lotta non è finita: deve continuare e continuerà”. Lo sa bene Grazia Gioiello, della commissione femminile Federbraccianti: “abbiamo risvegliato le menti e aperto i cuori alla speranza a diecine di migliaia di donne. Esse non sono più ferme e rassegnate.

Esse sono attive ed imparano che uniti e lottando possono difendere sé stesse e le loro famiglie dagli sfruttatori”.

Anche le donne della Manifattura Tabacchi di Bari “s’impegnano a lottare per migliorare le proprie condizioni ed ottenere giustizia. Esse lotteranno contro ogni discriminazione sindacale e politica e contro ogni forma di dispotismo e di tirannia”. La loro voce è quella di Luigia De Marinis che racconta cosa significa lavorare in una fabbrica dove si respira continuamente polvere nociva e dove le donne subiscono cottimi irrealizzabili. 

“L’emancipazione della donna, quindi, è un bisogno di progresso e di civiltà; è una conquista della civiltà moderna” conclude Giuseppe Di Vittorio. 

“Spesso viene messo in forse il diritto al lavoro delle donne. Non si comprende che il diritto al lavoro equivale al diritto alla vita. La società per progredire e svilupparsi ha bisogno del lavoro delle donne in tutti i campi”. 

Valeria Cappucci

* la foto è dell’Archivio Storico CGIL nazionale

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