Dati anagrafici 2019-2025: la Flai rilancia su stabilità, inclusione e diritti

Dati anagrafici 2019-2025: la Flai rilancia su stabilità, inclusione e diritti

È un quadro in chiaroscuro quello che emerge dalle elaborazioni realizzate dal dipartimento organizzazione della Flai Cgil sui dati degli Elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli relativi all’anno 2025 pubblicati dall’Inps.​

I dati mostrano un settore in profonda mutazione,  con una trasformazione strutturale della forza lavoro: “L’analisi dello storico degli elenchi anagrafici agricoli – afferma Silvia Guaraldi, Segretaria Nazionale della Flai – delinea un quadro che interpella direttamente la capacità di rappresentanza sindacale, dell’inclusione e della contrattazione”.

Mentre tra il 2019 e il 2023 si è registrata una progressiva riduzione della platea dei lavoratori e delle lavoratrici a tempo determinato, dal 2023 è iniziata una crescita degli iscritti negli elenchi anagrafici. Si registra anche il picco di 91.028.061 giornate lavorate nel 2025, portando la media pro-capite a 100,78 giornate con un aumento di oltre 2 giornate rispetto all’anno precedente, frutto dell’aumento costante dei lavoratori che svolgono più di 151 giornate lavorative annue. Un segnale di maggiore stabilità per chi resta, ma che nasconde ancora sacche di frammentazione. Sebbene in calo, infatti,  la fascia dei lavoratori che svolgono meno di 51 giornate lavorative nell’annocontinua a rappresentare quasi il 30% sul totale dei lavoratori.​

Questi numeri, che indicano una chiara riorganizzazione produttiva, sono legati  anche ai risultati dell’applicazione della Legge 199, fortemente voluta dalla Flai, nonché dall’intensa attività di Sindacato di Strada che la Flai porta avanti da oltre 15 anni. In questi 15 anni i sindacalisti e le sindacaliste della Flai hanno incontrato, sui campi  di tutta Italia, migliaia di lavoratori stranieri, spesso sfruttati e vittime di disagio abitativo e sociale. L’incontro diretto con persone troppo spesso rese invisibili dalle istituzioni e da scelte politiche in totale contraddizione con la visione della Flai, ha contribuito all’emersione del fenomeno dello sfruttamento nonché alla creazione di una rappresentanza sindacale, basti vedere la costante crescita dei lavoratori di origine straniera iscritti alla Flai.​

Si conferma il ruolo centrale dei lavoratori extra-UE, passati dalle 224.769 unità del 2019 alle 316.825 del 2025, a fronte di un drastico calo dei lavoratori italiani, e che contribuiscono ad abbassare l’età media dei lavoratori agricoli (ad oggi sul totale dei lavoratori agricoli la fascia al di sotto dei 35 anni risulta essere l’unica in crescita).

“La presenza centrale di lavoratori stranieri pone con forza il tema dell’inclusione” – sottolinea la Segretaria – “Perché senza un’azione sindacale capace di dare voce a questa platea multietnica, il rischio di arretramento delle condizioni di lavoro e di aumento dello sfruttamento è altissimo”.​

Il Sindacato dell’agroindustria si dice inoltre preoccupato per la dimensione di genere: “Abbiamo perso oltre 40.000 lavoratrici in sei anni. Non è un dato neutro; riflette una difficoltà d’accesso per le donne che va combattuta con politiche di conciliazione e diritti certi” chiosa Guaraldi.

In conclusione, la Flai CGIL ribadisce la necessità di una strategia che unisca contrattazione e lotta allo sfruttamento, per rappresentare una forza lavoro sempre più plurale e contrastare il modello della precarietà strutturale del lavoro agricolo.

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