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La nostra resistenza civile contro l’economia di guerra

La nostra resistenza civile contro l’economia di guerra

Siamo uomini e donne di pace. Non siamo uomini e donne in pace. Il mondo in cui viviamo è un mondo senza pace. Non è colpa di nessuno. È colpa di tutti e tutte. Di tutti e tutte quelle persone che hanno deciso di girarsi dall’altra parte, di far finta di niente e di tenere le mani pulite. Ma, parafrasando don Primo Mazzolari: “A cosa serve avere le mani pulite se poi si tengono in tasca?”. Bisogna ripartire da qui, dalla consapevolezza dell’importanza di usare le nostre mani per costruire delle alternative che ribaltino il paradigma di un sistema – capitalista, neoliberista, predatorio anche verso l’ambiente, genocida e patriarcale – che è violento per natura.

In molti segmenti della società civile, stiamo assistendo a diverse prese di posizione che rendono visibile una critica aperta alla tendenza alla guerra e all’autoritarismo dilagante. Non si può ancora considerare un movimento vero e proprio ma si intravede la necessità di una convergenza necessaria per rispondere alla “guerra mondiale a pezzi” che ci sta tritando a una velocità di rara intensità.

In questa situazione drammatica il sindacato deve essere un presidio di resistenza civile contro l’economia di guerra. Non può esserci giustizia sociale nel solco del conflitto bellico; la guerra è il massimo sfruttamento del lavoro e della vita, la negazione di ogni diritto, la sconfitta dell’umanità.

La posizione della Flai non è neutra, ma radicalmente schierata, affonda le radici nella storia del movimento operaio, mantenendo una postura resistente e intransigente che si oppone alla logica del riarmo e alla riconversione bellica dell’industria e delle menti, tenendo la barra a dritta verso la solidarietà concreta e militante. Sempre dalla parte della terra, di chi la coltiva, di chi se ne prende cura. In ogni parte del mondo. Perché il fango è fango ovunque.

In questo processo, ci stiamo sporcando le mani. E lo facciamo quando pratichiamo il sindacato di strada, quando costruiamo azioni di solidarietà verso la Palestina, verso il popolo ucraino, quando aiutiamo concretamente chi salva le persone in mare e sosteniamo l’elemosineria del Vaticano in programmi contro la povertà. Ma non è meno nobile il nostro sforzo quotidiano nel sostenere l’organizzazione dei migranti, nel tutelare le persone più deboli e nell’assicurare, attraverso la contrattazione, migliori condizioni di vita alle persone che lavorano. Il nostro sforzo quotidiano per costruire un mondo migliore.

Avremo sempre le mani sporche di terra e di fatica, ma pulite dal sangue della complicità con la guerra.

Giovanni Mininni
Segretario generale Flai Cgil

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