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Nasce il primo Coordinamento nazionale migranti della Flai

Nasce il primo Coordinamento nazionale migranti della Flai

Si è costituito oggi a Roma il primo Coordinamento nazionale migranti della Flai Cgil, un organismo che punta a mettere in rete i diciotto coordinamenti regionali che hanno visto la luce in questi mesi, insieme alle tante associazioni e organizzazioni che si occupano di migrazione in Italia. Una struttura che lavorerà insieme al coordinamento della Cgil nazionale e con quelli territoriali per portare avanti le battaglie della contrattazione sociale e indirizzare la politica rivendicativa a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori dell’agroindustria giunti qui da altri Paesi.
Il Coordinamento nazionale migranti della Flai si è riunito per la prima volta a Roma al Centro Congressi Frentani nell’ambito di una due giorni sul tema delle politiche migratorie.

“Oggi le migrazioni sono ‘indotte’ dalle politiche predatorie e neocoloniali. Abbiamo cambiato i nomi alle cose, da Terzo Mondo a Paesi in via di sviluppo, ma la verità è che questo sviluppo non arriva mai perché il sistema si nutre di questa asimmetria” ha dichiarato durante l’iniziativa Giovanni Mininni, segretario generale della Flai.
La Flai e il suo segretario rigettano la logica del “Festa, farina e forca” – un sistema di distrazione e repressione – per rimettere al centro la dignità umana e il diritto al lavoro contrattualizzato. In linea con il mandato dell’Assemblea Generale della Cgil, il nuovo organismo “non nasce per l’autocompiacimento, ma per diventare un elemento di rottura, per far calare la maschera a chi nega la realtà dei fatti” chiude Mininni.

L’avvio del Coordinamento non è casuale, una scelta che Matteo Bellegoni, capo dipartimento immigrazione e legalità della Flai nazionale, definisce come “un atto politico preciso. Aver presentato il Coordinamento nel giorno dell’anniversario della strage di Cutro è un atto politico necessario: la Flai vuole dare voce e dignità a chi è sopravvissuto ed è finito a spaccarsi la schiena nei nostri campi, spesso invisibile e sfruttato”. Il nuovo organismo, spiega Bellegoni, è “frutto di un lavoro pluriennale sui territori di tutto il nostro Paese” e rappresenta un tentativo concreto di “scardinare un sistema colonialista e capitalista che prima affama le persone e poi le sfrutta”.

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