Messaggio del Vescovo Pietro in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato “Misera inhumanitas: la profezia tradita”

Messaggio del Vescovo Pietro in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato “Misera inhumanitas: la profezia tradita”

Pubblichiamo il testo del messaggio “Misera inhumanitas: la profezia tradita” del Vescovo Pietro Lagnese Arcivescovo di Capua e Vescovo di Caserta in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato che si celebra oggi 20 Giugno. Un messaggio potente che riconosce anche il lavoro della FLAI CGIL a tutela della dignità e dell’umanità dei lavoratori e delle lavoratrici.

Misera inhumanitas: la profezia tradita

“In questi giorni, mentre la Chiesa, attraverso la prima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica humanitas, ci invita a contemplare la dignità originaria di ogni persona — una dignità che, come insegna il Papa, «non dipende dall’efficienza, dalla produttività o dall’utilità sociale» — il mio pensiero non può che sostare sul volto di chi questa dignità la vede calpestata. La Magnifica humanitas ci ricorda che l’innovazione e la società devono essere al servizio dell’uomo, non il contrario.

Eppure, leggendo la decisione di pochi giorni fa del Parlamento europeo – che autorizza il trattenimento, cioè la detenzione, fino a 24 mesi, prorogabili di altri sei in presenza di nuove circostanze, dei migranti senza permesso di soggiorno, anche se non hanno commesso reati e la possibilità di utilizzare ‘hub di rimpatrio’ situati in paesi terzi al di fuori dell’Ue -, avverto una discrasia lacerante tra questo ideale di “grandezza umana” e la “miseria” di prassi politiche che riducono il migrante a un mero ingranaggio di procedure. Questa decisione politica cade proprio nella prossimità del 20 giugno, data in cui, da 25 anni, si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, istituita il 4 dicembre 2000 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU) per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tragedia che colpisce milioni di persone nel mondo, costrette a fuggire dal proprio Paese a causa di guerre, violenze, persecuzioni e violazioni dei diritti umani.

Siamo di fronte a una deriva che potremmo definire misera inhumanitas: una condizione in cui la humanitas viene degradata a inhumanitas, che non è soltanto violenza fisica, ma negazione deliberata dell’altro, il suo relegamento in una categoria giuridica, in un “problema da gestire” anziché in una “persona da accogliere”.

Da Vescovo di Capua e Caserta mi domando: Europa, dov’è finita la tua magnifica humanitas? Ravvediti Europa, culla della civiltà e della democrazia; non abdicare ai tuoi valori fondanti, ma riaffermali con coraggio, saggezza e umanità; non trasformare la tua magnifica humanitas in misera inhumanitas; non barattare la dignità umana con una falsa sicurezza!

Come Pastore in un territorio nel quale il fenomeno migratorio assume una complessità particolare, dove convivono percorsi di integrazione riuscita e situazioni di forte vulnerabilità con zone d’ombra di sfruttamento, dove associazioni, enti del terzo settore e soprattutto le comunità ecclesiali si mobilitano per costruire reti di sostegno, offrendo ascolto, orientamento, formazione e accoglienza, sento che la decisione del Parlamento europeo offende anche la nostra terra e tutte queste realtà che operano per il suo riscatto.

Mi ha fortemente impressionato e turbato conoscere i dati ufficiali desunti dall’ISTAT, pubblicati proprio oggi nel Rapporto sul caporalato della FLAI-CGIL. Il 50% dei dipendenti occupati occasionalmente in agricoltura nella provincia di Caserta sono lavoratori irregolari che lavorano “in nero” cioè senza garanzie contrattuali, molti dei quali senza permesso di soggiorno: la percentuale più alta in Italia. Questi lavoratori sfruttati e usati sono gli stessi che secondo il Parlamento europeo devono essere considerati migranti clandestini da rimpatriare. Molti di loro, se fermati, verranno probabilmente reclusi in un Centro per il Rimpatrio in Italia o all’estero e qualora venisse realizzato – speriamo mai! – anche nel CPR di Castel Volturno. Prendersela con i migranti lavoratori sfruttati e consentire una così alta percentuale di caporalato è immorale per uno stato di diritto.

Papa Leone, durante il suo recente viaggio apostolico alle Canarie, ci ha posto di fronte a una verità scomoda: «Dire che questo migrante lo mandiamo via è come se noi ci lavassimo le mani del problema» e a Tenerife ha ribadito che i migranti sono «persone create a immagine e somiglianza di Dio, prima che categorie giuridiche o problemi da gestire». Nell’enciclica “Magnifica Humanitas”, il Papa ci ricorda che «il modo in cui una società tratta i migranti e i rifugiati mostra se la sua idea di giustizia è guidata dalla paura o dalla fraternità».

Non lasciamo che la fredda tecnocrazia dei rimpatri offuschi la verità; la dignità di un uomo non è una variabile dipendente dai nostri trattati o dalle nostre convenienze. Chiedo a ciascuno di non assuefarsi a quella misera inhumanitas. Il cristiano è colui che, anche di fronte al tentativo di disumanizzare l’altro, continua a ostinarsi a vedere in esso un fratello. Se permettiamo che la humanitas venga sostituita da questa logica di esclusione, non avremo solo perso una battaglia politica: avremo smarrito la misura stessa della nostra grandezza umana e spirituale.

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