“Le destre avanzano riducendo gli spazi democratici”

L’intervento sui fascismi al comitato esecutivo dello Iuf, a Losanna, del responsabile politiche internazionali della Flai Cgil, Andrea Coinu

Non riteniamo ci sia un rischio fascismo così come inteso in senso novecentesco. Immaginiamo invece ci sia un rapporto proporzionale tra l’avanzate delle destre e le riduzioni degli spazi democratici. E questo succede su un livello sia culturale che economico. Da una parte si ‘volgarizza’ la democrazia, con l’idea che non cambierà niente, con l’obiettivo di ridurre la partecipazione democratica al voto che garantisce l’élite. Si introduce una discussione sul premierato con il leaderismo come alternativa alla partecipazione, si attaccano i diritti civili spacciandoli per concessioni, si mette in discussione l’aborto, si giustificano i corrotti, si reprimono con violenza le manifestazioni pro Palestina e si agisce una palese  censura nei confronti dell’informazione pubblica. Economicamente la destra è promotrice dei principi del liberismo, del capitalismo esasperato. Diminuiscono i controlli, si blocca il salario minimo, si attuano condoni fiscali e si apre alle liberalizzazioni che sono quasi sempre privatizzazioni a favore di piccoli gruppi. Contestualmente si attacca il sindacato e si esalta il ruolo degli imprenditori. Si relega il sindacato a uditore delle scelte del governo e se ne banalizza il ruolo, se ne mette in discussione la rappresentanza e se ne rifiutano tutte le proposte. Mentre per gli imprenditori il trattamento è diverso. Basti pensare a quanto successo in Italia e in tutta europa con i trattori. A quale gruppo di lavoratori sarebbe stato permesso quel tipo di comportamento?

In questo senso il compito del sindacato è solo uno, e non ha alternativa: imbastire ed agire un’iniziativa politica che parli di un’alternativa credibile e praticabile alla situazione attuale. Non esiste in questo periodo iniziativa sindacale senza iniziativa politica. Dobbiamo dire alle lavoratrici e ai lavoratori che noi siamo un soggetto di cambiamento, nello specifico di miglioramento per la classe lavoratrice. Serve disegnare e proporre un’alternativa.

Alternativa che passa principalmente da un riequilibrio economico delle risorse, dalla redistribuzione e dalla garanzia di diritti per tutti non solo per chi può comprarli. Perché non è vero che siamo tutti nella stessa barca e in anni in cui la ricchezza planetaria continua ad aumentare, continua ad aumentare la forbice che divide i poveri e i ricchi con una forte polarizzazione nei confronti dei secondi. La lotta sociale esiste e la stanno vincendo i ricchi.

Come Cgil abbiamo avviato una campagna per quattro referendum in cui si parla di lavoro, in cui chiediamo di abolire le leggi che favoriscono il subappalto, lo sfruttamento, la precarietà, i licenziamenti illeggitimi. Vogliamo che si rinizi a parlare di lavoro senza vergogna e per dare dignità a chi per vivere deve lavorare. Dobbiamo lottare contro la retorica capitalista che fa sembrare una vergogna aver bisogno di lavorare per vivere. Lavorare per vivere è normale e la vergogna, al massimo è sfruttare il lavoro e sfruttare chi ha bisogno. Stiamo raccogliendo 700000 firme e speriamo di poter andare a votare questi referendum. Servirebbero 25 milioni di voti per vincere ma non abbiamo paura di sbagliare. Questa è un’azione di pratica democratica che abbiamo deciso di avviare come Cgil proprio per permetterci di parlare con le persone e i lavoratori. Il sindacato tutto è isolato e ci serviva un perno su cui invertire la rotta. Ci permette di parlare ma soprattutto di ascoltare. Perché una delle principali pratiche a difesa della democrazia e contro l’avanzata delle destre è l’ascolto. Anche quando sembra tempo perso. La democrazia è una pratica faticosa, faticosissima. Ma anche quando sembra una fatica inutile noi stiamo agendo contro l’avanzamento dell’individualismo che è alla base della destra.

Ma il nostro ruolo è anche agire pure con le nostre controparti. L’arroganza che questo tipo di impostazione politica favorisce in questi tempi sta emergendo. Lo vediamo dalle decine di crisi aziendali e da come i mangement si stanno approcciando, come se non ci siano vite dietro i lavoratori che vogliono licenziare. Ma lo vediamo soprattutto in agricoltura, nel dialogo sociale e nella contrattazione. Gli imprenditori sono arrivati a negare i cambiamento climatico, hanno obbligato la commissione a rinnovare il glifosato, chiedono soldi a fondo perduto e negano l’esistenza dello sfruttamento nelle campagne. Questo va combattuto. Bisogna normalizzare la discussione e riportarla ad un dibattito di parità. Se non riconosciamo per primi la dignità del nostro lavoro e del lavoro delle persone che rappresentiamo, nei campi, nelle fabbriche, negli hotel, non lo faranno i padroni. Che sono gli stessi che sfruttano e che con temi xenofobici e l’introduzione di un vocabolario violento del dibattito pubblico, favoriscono l’avanzare delle destre perché, ricordiamolo, le destre e i padroni hanno lo stesso punto di vista: chi ha soldi ed è padrone comanda e gli altri non devono protestare.

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