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‘Geografia del caporalato’, gli studenti a lezione su un’autentica piaga lavorativa e sociale

Metti una giornata in classe, universitaria, per spiegare che ancora oggi, nel 2022, ci sono donne e uomini letteralmente schiavi nei campi (e non solo), come negli Stati Uniti del 1850, quelli del film “Via col vento”. L’Aula magna della facoltà di lettere della Sapienza di Roma è stipata, restano solo posti in piedi. La lezione si apre con cinque minuti di immagini e testimonianze, le voci di chi è sfruttato, quelle di chi il caporalato lo subisce. Donne e uomini, immigrati e autoctoni, al sud come al nord della penisola. Un pugno allo stomaco, avvertito dagli studenti universitari trasportati di colpo in una realtà ancora presente in tante, troppe zone del nostro paese. Per la Flai Cgil è una piaga ben conosciuta, combattuta da anni territorio per territorio, ghetto per ghetto, azienda per azienda, grazie al sindacato di strada. La scelta di presentare in un ateneo il primo quaderno dell’Osservatorio Placido Rizzoto sulla “Geografia del Caporalato”, legato al periodico Rapporto su agromafie e caporalato, non è causale. Il segretario generale della Flai Cgil, Giovanni Mininni, spiega il perché: “Vogliamo parlare non solo a chi conosce la terribile realtà del caporalato, che esiste nel settore agricolo ma anche in tanti altri aspetti della realtà produttiva di questo paese. Vogliamo spiegarlo anche a chi ne sa poco o nulla. Anni fa ci prendevano per pazzi, tutti credevano che il caporalato fosse un problema legato al passato, cancellato dalla modernità. Avevamo ragione noi. Questa schiavitù moderna permane e va combattuta. Va estirpata”. Il direttore del dipartimento di Storia, Antropologia Religioni Arte Spettacolo della Sapienza, Gaetano Lettieri, sottolinea il valore di un’iniziativa “importante, per il ruolo civile che l’insegnamento universitario deve avere”. Il docente di Storia contemporanea, Emanuele Bernardi, rilancia il tema dell’ascolto e dell’indagine scientifica dei fenomeni, “senza però mai dimenticare che stiamo parlando di persone in carne e ossa”. J. Renè Bilongo dell’Osservatorio Placido Rizzotto illustra la ‘Geografia del caporalato’, un primo agile quaderno, di facile consultazione, frutto di un rigoroso lavoro scientifico, realizzato grazie al contributo di studiosi e a una presenza capillare della Flai sui territori. “Il caporalato va eliminato – tira le somme Bilongo fra gli applausi – perché ognuno ha diritto a un lavoro dignitoso”. Iolanda Rolli, Prefetto di Reggio Emilia, rimarca: “Dietro al caporalato ci sono criminalità e mafia. Il caporalato è una lavatrice di soldi”. Per contrastarlo “è necessario sincronizzare le azioni di tutti. Ma per farlo occorre conoscere il fenomeno campo per campo, ghetto per ghetto”. Tatiana Esposito, Direttrice generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ricorda il lavoro del tavolo sul caporalato che “ha prodotto un piano triennale, in corso di attuazione, con 10 linee di azione prioritarie. Vigilanza, controllo, repressione ma anche e soprattutto prevenzione del fenomeno”. Uno sguardo europeo è quello di Patrick Doelle, Commissione UE DG Home, Migration Support Team Italia, per il quale “oltre la gestione emergenziale del fenomeno caporalato ci deve essere una visione più ampia anche del tema delle migrazioni, nell’interesse stesso dell’Unione europea”. Bruno Giordano, Direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro, prima dei numeri che riguardano il suo settore, rammenta l’origine del termine caporalato, “che risale all’800 con i campieri che militarmente dovevano controllare i lavoratori. Oggi il caporalato ci fa tornare indietro al 1800 perché nella intermediazione del lavoro c’è chi interviene con la forza sui diritti, sugli orari, sul salario. E la debolezza di chi non è riconosciuto come cittadino è sotto gli occhi di tutti. Dal 2019 le ispezioni sono aumentate del 411%. Vittime di caporalato sono italiani per il 4% e per circa il 93% extracomunitari”.Le conclusioni sono affidate a Gianna Fracassi, Segretaria nazionale Cgil. “Il Quaderno è uno strumento della conoscenza per contrastare questo odioso fenomeno e sconfiggerlo. Per questo oggi ci interessa prevenire caporalato e sfruttamento, arrivare prima che si consumi il reato”. In questo il sindacato può tanto, con il Sindacato di strada, con una lotta per i diritti e il lavoro che deve essere collettiva, per mezzo della contrattazione, perché “oggi contrattare è recuperare le radici antiche dei diritti”. La lezione finisce, gli studenti avrebbero ancora molto da chiedere, hanno preso appunti e iniziato a conoscere, anche loro, cosa si nasconde dietro tante offerte speciali di prodotti della terra. Anche per questo il caporalato va combattuto tutti insieme, prendendo coscienza della sua esistenza e reagendo di conseguenza. Perché si può produrre nella legalità, seguendo la bussola dei diritti e delle tutele per ogni lavoratrice e lavoratore.

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