FLAI CGIL a due anni dalla morte di Satnam Singh il governo non dà risposte per la tutela dei lavoratori.

FLAI CGIL a due anni dalla morte di Satnam Singh il governo non dà risposte per la tutela dei lavoratori.

Oggi la Flai ha presentato il programma delle Brigate del Lavoro 2026.

La data scelta per la conferenza stampa di presentazione del calendario non è stata casuale, oggi sono due anni esatti dalla morte di Satnam Singh, l’operaio agricolo abbandonato per strada dal datore di lavoro dopo l’incidente che gli aveva amputato il braccio e pochi giorni fa il sindacato dell’agroindustria era in piazza per dire ‘Mai più’ dopo la strage di Amendolara dove sono stati arsi vivi quattro
operai agricoli e uno è rimasto ferito.

La FLAI CGIL denuncia l’inattività del governo nel prevenire questi incidenti che spesso si verificano proprio in occasione delle grandi
campagne di raccolta. In soli 16 giorni, dal 15 maggio al 1 giugno, sono morti 11 operai. Erano tutti lavoratori migranti. “Questi lavoratori sono morti, per cause diverse, mentre si recavano a lavoro o quando ritornavano a casa vittime di caporali e della mancanza di mezzi di trasporto legali che potevano garantire un viaggio sicuro, come previsto da una legge dello Stato (199/2016) che questo governo non si adopera a rendere completamente applicata”, questa la posizione netta di Giovanni Mininni, segretario generale della FLAI CGIL, riguardo le responsabilità di un governo colpevole di non aver messo in campo azioni concrete volte alla tutela dei lavoratori.

Le grandi campagne di raccolta hanno un calendario fisso che parte tutti gli anni nello stesso periodo perché seguono i cicli della natura” prosegue il segretario Mininni. “Non si tratta di situazioni che si determinano all’improvviso ma di eventi che si verificano da sempre, ogni anno, negli stessi mesi, e che vedono centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici affluire nelle campagne per raccogliere la frutta e gli ortaggi di stagione. Il governo non può rimanere stupito e, per la seconda volta, agire sull’onda dell’emergenza mettendo in campo incrementi straordinari delle ispezioni a seguito della strage di Amendolara.”

Il sindacato dell’agroindustria della CGIL chiede spiegazioni: “Perché non è stato più convocato il tavolo sul caporalato?” incalza il segretario Mininni “e che fine ha fatto il decreto sulla banca dati sugli appalti in agricoltura emanato proprio nel 2024?” ed infine “nessuno fornisce spiegazioni per il mancato utilizzo dei 200 milioni di fondi PNRR con i quali si dovevano mettere in campo azioni di accoglienza e di superamento dei ghetti per mettere fuori gioco i caporali e le imprese che sfruttano e che, invece, si sono trasformati in un’occasione sprecata. Probabilmente solo 24 milioni dei 200 messi a disposizione, saranno utilizzati. Il resto restituiti a Bruxelles. Occasione persa per
cancellare quella vergogna di luoghi dove trovano rifugio persone condannate ad essere fantasmi e che invece contribuiscono a creare ricchezza per l’Italia. Una vergogna che non dovrebbe esistere in un Paese che si dice civile.

Mininni conclude: “La retorica del Made in Italy, e la deriva razzista della remigrazione stridono con un quadro che vede il 44% della manodopera impiegata nel lavoro agricolo essere di origine straniera e quindi una struttura portante del settore, della quale non si può più fare a meno perché è in costante crescita e circa il 25% del totale esposto a sacche storiche di sommerso, sfruttamento e caporalato“.

Di fronte all’assenza di politiche efficaci e contro un modello si sviluppo economico che salda sfruttamento e razzismo la FLAI ritorna nelle campagne con il sindacato di strada e le brigate del lavoro per rilanciare la necessità di un modello di sviluppo agricolo sostenibile e giusto

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