new!

Diario dall’Uruguay. Giorno 4. Lezione 4. Adelante

Diario dall’Uruguay. Giorno 4. Lezione 4. Adelante

Ogni 29 del mese in Uruguay si mangiano gli gnocchi, una tradizione che nasce dall’emigrazione italiana di fine Ottocento, quando operai, braccianti e lavoratori attraversavano l’Atlantico in fuga dalla miseria delle campagne, dalla mancanza di lavoro e dalle profonde disuguaglianze sociali che il processo di unificazione non aveva risolto. L’Uruguay, con le sue politiche di popolamento attivo e una terra ancora largamente da lavorare, rappresentava una terra di riscatto.

Il Día de Ñoquis arrivava a fine mese quando il salario era già finito e gli gnocchi erano l’unica risposta possibile: ingredienti poveri, pancia piena, comunità riunita. 

Quella condizione oggi è in parte cambiata: l’Uruguay è uno dei Paesi con la più alta sindacalizzazione dell’America Latina e una tradizione di tutele del lavoro tra le più solide del continente, ma la tradizione del 29 è rimasta. Col tempo, quella necessità si è trasformata in rituale. Sotto il piatto con gli gnocchi fumanti, ancora oggi, si mettono dei soldi. Un augurio di prosperità per i giorni successivi.

Questa storia ce la racconta Fernando Gambera, responsabile delle Politiche internazionali del Fronte Ampio, mentre ci sediamo a un tavolo del Recreo. Qui si mangia, ma non è un ristorante. E’ un luogo nascosto nel cuore della città vecchia. Si accede da un cancello. Si percorre un magazzino. E ci si ritrova in un cortile interno meraviglioso, tele bianche che fanno ombra, lunghi tavoli di legno e panche che parlano di comunità, un braciere gigantesco. Siamo nel think tank del Fronte Ampio. Qui si preparano le campagne elettorali. Qui si sta insieme e si parla di politica, del mondo, del futuro.

Fernando ci racconta la genesi di questo luogo: “Durante il discorso di insediamento Luis Lacalle Pou, leader del Partido Nacional, disse, con un attacco diretto al Fronte Ampio, ‘Ora non vi divertite più’. E noi come risposta abbiamo creato il Recreo”. Un luogo dove parlare informalmente di cambiamento, dove creare e ricrearsi.

Con Fernando e Martin Ford, Segretario alle Relazioni Internazionali del PIT-CNT e figura di spicco dell’Associazione Bancari dell’Uruguay, ci dirigiamo verso la sede dell’Associazione dei Calabresi in Uruguay, gli uruguayani di origine italiana rappresentano il 10% della popolazione totale e ancora c’è un forte attaccamento alle radici. La sede è un piccolo museo delle tradizioni della regione del Sud Italia, foto d’epoca, documenti, abiti tradizionali e molto molto altro.

Siamo qui per un incontro pubblico sul Mercosur, l’accordo commerciale tra Unione europea e Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Al tavolo dei relatori: Sud America ed Europa, gli interventi sono di Andrea Coinu, responsabile delle Politiche internazionali della Flai Cgil, Martin Ford e Fernando Gambera. “Aprire un mercato senza standard condivisi su ambiente, diritti e qualità dei prodotti non è un’opportunità: è una scelta di cui si pagherà il prezzo.  Un accordo di questa portata, che definirà uno dei più grandi mercati del mondo con oltre 700 milioni di persone coinvolte – spiega Coinu – avrebbe avuto bisogno di più cura e attenzione, invece, nonostante i 25 anni di trattative è stato ratificato in fretta e furia per dare una risposta geopolitica alla prepotenza statunitense e al nuovo accordo sui dazi siglato con gli Usa ad agosto”. Coinu, in accordo con il rappresentante del Pit-Cnt e con il referente del Fronte Ampio, dichiara in chiusura: “E’ compito nostro, dei sindacati europei e del Conosur implementare a politica un accordo che è esclusivamente commerciale, vigilando questi temi e garantendo ai lavoratori anche italiani e uruguayani un miglioramento delle loro condizioni e non l’esclusivo arricchimento delle nuove oligarchie”.

Dopo un succo di pompelmo si va all’incontro con Gerardo Iglesias, segretario regionale della Rel Uita. È con questa organizzazione sindacale, che rappresenta i lavoratori dell’agroalimentare in America Latina, che la Flai ha firmato nel settembre 2025 un protocollo d’intesa. Con Gerardo parliamo di Cuba e dell’impegno che la Flai vuole per aiutare i cubani, di come sia possibile costruire un ponte che faciliti l’invio di aiuti concreti in nome della solidarietà concreta tipica dell’internazionalismo della Flai.

Dopo un succo di pompelmo si va all’incontro con Gerardo Iglesias, segretario regionale della Rel Uita, l’organizzazione sindacale che rappresenta i lavoratori dell’agroalimentare in America Latina e con cui la Flai ha firmato nel settembre 2025 un protocollo d’intesa. Con Gerardo la conversazione si sposta presto su Cuba. La situazione sull’isola è grave, e la Flai vuole fare la sua parte: non con dichiarazioni di principio, ma con aiuti concreti, cercando di costruire un canale diretto che permetta di far arrivare risorse a chi ne ha bisogno. È il tipo di solidarietà che da sempre caratterizza l’internazionalismo della Flai, non retorica, ma pratica. E Gerardo, che quei territori li conosce bene, può essere il ponte giusto per trasformare l’intenzione in azione.

Adelante, compañeros y compañeras.

Articoli correlati