Borgo Mezzanone, una giornata di lotta e di riscatto nel ghetto della vergogna

Il Prefetto annuncia: a fine mese apriranno 130 case mobili, in grado di ospitare 400 persone, saranno resi i documenti per chi li ha persi nei roghi, sarà avviata la bonifica di tutta l’area dell’ex pista aeroportuale

Sono tornati dal lavoro nei campi della Capitanata e del Tavoliere, ci sono più di quaranta gradi, l’aria è densa, irrespirabile. Ma scarpe rotte pur bisogna andare a conquistare un tetto sulla testa, acqua corrente, elettricità, bagni chimici, la bonifica di un ghetto dove per raggiungere la propria baracca bisogna fare una corsa a ostacoli fra sacchi di rifiuti, carcasse di automobili, residui di ogni genere. Un piccolo passo avanti per uscire da una situazione che grida vendetta al cielo. Sono arrivati in pullman da Borgo Mezzanone alla Camera del lavoro, ha guidato un’autista dell’est europeo, una ragazza che ha un futuro nei rallies. Nella casa della Cgil di Foggia ci sono le foto di Giuseppe Di Vittorio, raccontano la storia di lotte lunghe, faticose ma alla fine vincenti. Le radici del sindacato e le ali di un futuro migliore che questi ragazzi vogliono scrivere. “Ora siete voi che dovete farvi sentire”, li incita Giovanni Mininni. Lo fanno, salendo negli uffici della prefettura con il segretario generale della Flai Cgil, quello regionale Antonio Gagliardi, il segretario della Flai di Foggia Giovanni Tarantella, Manuela Mitola, Maurizio Carmelo, segretario della Cgil di Foggia e il responsabile immigrazione della Flai nazionale Jean Renè Bilongo. L’incontro è lungo, alla fine Muhammed, megafono alla bocca spiega che “il Prefetto si è dimostrato molto disponibile, si è impegnato a sbloccare la situazione. Ringraziamo il sindacato, la Cgil, perché ci è stata accanto tutto questo tempo”. Ha dato voce a chi non aveva voce. Lo applaudono, da dietro uno striscione che racconta meglio di tante parole la loro realtà quotidiana: “Lavoriamo qui, viviamo qui, siamo qui. Noi esistiamo”. I migranti di Borgo Mezzanone, i lavoratori nei campi non vogliono la luna, chiedono una casa degna di questo nome, di non essere sfruttati a lavoro, dei documenti che li qualifichino come operai agricoli. Quei permessi di soggiorno che, da vent’anni, segnano il confine fra i sommersi e i salvati. “Casa, lavoro, documenti, dignità”, parole che restano impresse. Nella piazza della prefettura una giovane mamma spiega alla figlia che cosa sta succedendo: “E’ gente che lavora, chiedono rispetto”.

Oggi gli attori e i protagonisti sono loro, uno dopo l’altro raccontano le loro storie, si alternano al megafono e danno conto delle tante, troppe cose che non funzionano:  “Se a casa mangiate i pomodori freschi è perché noi siamo a raccoglierli”. “Senza il permesso di soggiorno non esisti”. “Nemmeno gli animali dovrebbero vivere come noi”. Parole come pietre. Ma la lotta sembra pagare. Entro agosto le case mobili per le prime 430 persone saranno consegnate, l’impegno sarà rispettato. Arriva anche l’assicurazione di nuovi documenti, in tempi brevissimi, per tutti quelli che li hanno visti bruciare negli ultimi roghi.

Le procedure per la bonifica del ghetto avranno una corsia preferenziale: è stato messo a disposizione 1milione e 200mila euro. Emanuela Mitola e Giovanni Tarantella si sono battuti per giorni e giorni per questo, anticipano che seguiranno passo passo l’iter burocratico del progetto, che ora passa alla Provincia di Foggia. C’è da crederci, vista la tenacia con cui la Flai locale giorno dopo giorno si impegna per non lasciare soli i migranti di Borgo Mezzanone. “E’ solo un miracolo se nell’ultimo incendio non c’è scappato il morto”, sottolinea Michele Chiuccariello. Se il progetto complessivo avrà bisogno di un po’ più di tempo per essere realizzato, nel giro di pochi giorni arriveranno bagni chimici e acqua potabile. Sembra poco, ma bisogna vederli da vicino posti del genere per capire che è un passo avanti importante, molto.

“Bagni chimici, acqua potabile e soluzione abitativa per chi ha perso tutto nell’incendio, su queste tre cose il prefetto si è impegnato a trovare risposte al più presto, anche coinvolgendo la protezione civile”, Emanuela lo ripete quasi commossa. “Siamo soddisfatti – aggiunge Mininni –  anche perché gli abitanti di Borgo Mezzanone si son fatti vedere e sentire, sono stati loro i veri protagonisti della giornata. Questo è un primo risultato, che apre la strada a nuove mobilitazioni per applicare sul serio la legge 199 contro il caporalato e dare finalmente un’accoglienza degna di questo nome, insieme a un lavoro regolare per chi produce quello che ogni giorno troviamo sulle nostre tavole”. In Prefettura si parla anche del definitivo superamento degli ‘insediamenti informali’. “Insieme alla Regione – spiega Tarantella – tutti i comuni si sono già attivati presentando piani e progetti, con le prefetture che svolgono un ruolo di coordinamento per spendere gli oltre 100milioni di euro previsti per chiudere per sempre i ghetti”. Per una volta, a Borgo Mezzanone, si va a riposare sereni. Si alza un po’ di vento, finalmente si respira. 

Frida Nacinovich

ll servizio su Collettiva

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