Si è svolto a Parma il 5 dicembre un convegno promosso dalla Flai Cgil sul tema degli scambi tra Europa e alcuni Paesi dell’America del Sud (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay), attraverso la sottoscrizione del Trattato Ue-Mercosur, che lascia più di qualche perplessità e preoccupazione per quanto riguarda diritti e tutele lavorative, salubrità dei cibi e delle coltivazioni, tutela ambientale.

Tommaso Poletti, Presidente dell’Assemblea e del Direttivo della Flai Parma, ha aperto i lavori della giornata, presieduti poi da Matteo Lanini della Flai Parma.

Ha dato il via agli interventi Antonio Gasparelli, Segretario Generale Flai Parma, citando un passaggio del discorso di Che Guevara all’Onu nel 1964, in cui si fa riferimento proprio al tema dello scambio governato dai mercati e non dai valori. Gasparelli ha anche spiegato il perché di un dibattito di questo tipo organizzato proprio a Parma, “un territorio che è un luogo simbolo delle eccellenze Made in Italy (prosciutto di Parma, parmigiano solo per citare i più famosi), contiamo ben 12 prodotti tra DOP e IGP, che sono a rischio e sotto attacco da trattati commerciali come il Mercosur”.

Dopo l’intervento di Gasparelli è stato proiettato un video che mostra l’uso e gli effetti del glifosato in Argentina; prodotto usato in grandissime quantità in tutta l’America Latina, come diserbante e come acceleratore della crescita, e usato anche in Europa, seppur con livelli più bassi e maggiori controlli. Intensificare gli scambi, con poche regole, con Paesi che usano prodotti simili immetterebbe sul nostro mercato prodotti meno salubri di quelli consentiti dagli attuali standard europei.

Pietro Ruffolo del Dipartimento Internazionale Flai Cgil, nell’aprire la sua relazione ha precisato come dalla Flai non ci sia alcuna chiusura ideologica rispetto ai trattati commerciali, ma “la questione che vogliamo discutere è la natura di quei trattati laddove toccano la salute dei cittadini, l’economia del nostro Paese, la democrazia, i diritti dei lavoratori”.

Ma vediamo le criticità del trattato Ue-Mercosur esposte da Pietro Ruffolo e Monica Di Sisto, Portavoce del Movimento Stop Ttip.

Il trattato mette in discussione alcuni prodotti italiani, infatti solo 55 dei 299 prodotti DOP e IGP sono inclusi nel trattato; “alcuni dei prodotti-simbolo del Made in Italy – ha ben illustrato Pietro Ruffolo – sono obbligati a coesistere con le proprie “copie” locali. Il Parmigiano Reggiano dovrà coesistere con il Parmesão nel territorio del Brasile, il Parmesano in Argentina, Paraguay e Uruguay, il Reggianito e Parmigiano Reggiano, in Paraguay e Uruguay registrati prima della firma del trattato. La Fontina dovrà coesistere con le sue copie identiche nei quattro Paesi. Il Grana Padano dovrà coesistere con il Grana brasiliano, come il Gorgonzola”. Ma non solo il trattato, ha spiegato Monica Di Sisto “non promuove adeguatamente il rispetto del principio europeo di precauzione ma indebolisce i controlli su prodotti provenienti da Paesi in cui sono legali centinaia di pesticidi da noi proibiti”. Inoltre, consegna un ulteriore grande potere alle multinazionali; non obbliga al rispetto delle Convenzioni internazionali sul lavoro, dal rispetto dei contratti al lavoro minorile o alla presenza dell’attività sindacale.

A sostegno delle preoccupazioni e criticità avanzata dalla Flai e dal movimento Stop Ttip, anche l’intervento di un ospite di eccezione, Cornu Tangui co-presidente del sindacato socialista belga Fgtb Horval. Cornu Tangui ha puntato il dito sull’impatto di simili trattati su ambiente, deforestazione, condizione delle popolazioni indigene dei lavoratori, sull’utilizzo dei pesticidi. “Noi – ha detto Cornu – ci battiamo per una Europa che tuteli i lavoratori e i consumatori ma poi importiamo lo zucchero che viene coltivato con quei prodotti e in violazione di diritti, ambiente, salute, contratti. Il Mercosur si nutre dello sfruttamento dei lavoratori.

A concludere i lavori della giornata il Segretario Generale della Flai Cgil, Giovanni Mininni, che in apertura ha voluto sottolineare come simili tematiche non vengano da nessun organo di informazione trattate con il sufficiente approfondimento e adeguata diffusione. “Come Flai – ha detto Mininni –  siamo esposti evidentemente in modo particolare a questi temi e alle problematiche sollevate da alcuni trattati commerciali, ma alcune questioni vanno anche oltre il nostro settore e coinvolgono l’intera Cgil.  Noi intendiamo presidiare la discussione su questo trattato, perché questioni di ordine mondiale, come diritti di chi lavora e salute di lavoratori e consumatori, non possono essere discusse tra pochi e segretamente. Vorremmo fare tutto ciò anche partendo da quelle che sono alcune conquiste e avanzamenti ottenuti con battaglie e mobilitazioni sindacali e in fase di rinnovi contrattuali”.

Un riferimento per tutti la lotta al caporalato e allo sfruttamento e la conquista della Legge 199/2016.

“Abbiamo chiesto ai nostri compagni europei – ha ricordato Mininni – che questa legge venga esportata anche in altri Paesi europei e poi lottare per estenderla che ad altri continenti. Altrimenti quello che potrebbe prospettarsi è un passo indietro sulla Legge 199, che magari per alcuni potrebbe essere di intralcio al libero scambio che vede il commercio prevalere su tutto”.

Invece, quello che si scrive sui trattati ha ricadute dirette nella vita di tutti come lavoratori e come cittadini, ma “un accordo – ha concluso il Segretario Generale della Flai Cgil – non può giocare sulla pelle delle persone, mettendo in discussione leggi e norme che regolano diritti e lavoro; la produzione di cibo e la raccolta della materia prima deve tenere conto del fatto che sotto una certa soglia non possono scendere le tutele, i salari e i diritti di chi lavora.  Bisogna rendere incompatibile la violazione dei diritti di chi lavora con il poter competere sul mercato”.

 

 

Alessandra Valentini