Inchiesta sulla partecipazione della donna alle lotte e alla direzione della Federbraccianti

Condividiamo un primo estratto dell’inchiesta pubblicata su Lotte Agrarie che ha coinvolto 5 compagne, che esprimono realtà diverse, sulle seguenti questioni: retroterra economico, sociale e culturale, problemi e difficoltà del loro impegno; come le rivendicazioni specifiche delle donne braccianti si collocano rispetto alle grandi realtà del nord e del sud in cui opera la categoria; il rapporto con le donne contadine.

Maria Bassi, Federbraccianti di Ravenna

Come è noto nella Regione emiliana le tradizioni di lotta, specie nelle campagne, sono antiche e di grandissimo rilievo sul piano dei contenuti economici e ideali.

In queste lotte, le braccianti hanno avuto un grande spazio, sono state protagoniste. Spinte dal grande bisogno, esse maturarono la consapevolezza che l’agrario assenteista era il responsabile della loro condizione di miseria e di arretratezza. Le lotte per la bonifica, la terra, il lavoro, sono stati elementi di fondo dell’azione bracciantile, prima ancora dell’inizio di questo secolo; in esse, le donne hanno avuto un ruolo di primo piano, tant’è che nei caduti delle lotte del lavoro del 1900 figurano 2 donne braccianti.

Durante il fascismo e soprattutto nel corso della guerra di liberazione le braccianti, unitamente alle contadine e alle operaie, hanno svolto un ruolo definito “insostituibile per l’esistenza stessa di un movimento partigiano di massa”, quale quello ravennate.

Ciò ha introdotto subito nel dibattito dell’immediato dopoguerra, la grande tematica della emancipazione femminile qualificando le lotte per la rinascita, la ricostruzione del Paese, per la nuova democrazia che stava sorgendo.

Tutto questo ha formato un “nuovo tipo di donna” come fatto di massa, tant’è che l’insieme del movimento sindacale, politico e sociale di varie i spirazioni, ne è stato più o meno fortemente influenzato in senso positivo, e Ravenna è tra le provincie in cui il movimento femminile di massa è forte, qualificato e riconosciuto.

Queste sono le ragioni più profonde che spiegano una presenza così numerosa delle donne negli organi dirigenti della Federbraccianti; le ragioni più recenti sono, ovviamente, la nostra politica sindacale, che ha scelto la donna e la costruzione dei suoi diritti come uno dei punti centrali.

Questa scelta, pur essendo più facile per una organizzazione come la nostra che ha le tradizioni che ho richiamato, credo che sia valida sul piano generale e possibile ovunque, aprendo il dibattito politico necessario, senza fermarsi di fronte alle intuibili difficoltà che possono provenire anche dalle stesse donne.

Per ciò che si riferisce alle responsabilità che io ricopro, ritengo che si spieghino  nel contesto di questa nostra realtà.

Per me, decisiva è stata la partecipazione alla Resistenza, la consapevolezza che esiste “la questione femminile” e il suo collegamento con i temi generali di avanzata del movimento.

Certo, tutto ciò non nasconde le gravi difficoltà che le donne incontrano tutt’oggi nel ricoprire incarichi di direzione. Mi riferisco in particolare al doppio lavoro, al carattere non continuativo della presenza della donna nella produzione, ad un livello culturale che solo oggi comincia a crescere, ad una abitudine della donna ad aiutare più che a dirigere in prima persona.