In questo mese vaste operazioni delle forze dell’ordine hanno portato ad arresti per sfruttamento e caporalato in agricoltura. Decine di misure cautelari e centinaia di lavoratori sfruttati.

Centro e Sud Italia sono state le zone attenzionate e colpite. Il 16 gennaio due operazioni hanno interessato la zona di Matera e, nel Lazio, Colleferro; il 17 una vastissima operazione a Latina.

A Matera sono stati 14 gli arresti con l’accusa di caporalato.

“Una notizia che ci lascia basiti, ma non sorpresi – commentano in una nota la Flai Cgil nazionale e della Basilicata –. L’operazione dimostra la connivenza delle imprese, che per trarre maggior profitto sfruttano forza lavoro senza l’applicazione di alcuna norma circa orari, salari, accoglienza. Adesso attendiamo gli sviluppi delle indagini, ma continuiamo ad affermare con forza: basta caporalato, in tutte le sue espressioni di inciviltà diffusa”.

“La Flai nazionale e della Basilicata, insieme alla Cgil Basilicata sono impegnate da tempo in una lotta senza quartiere all’illegalità diffusa, che ancora permea il sistema del lavoro nell’ambito agricolo in Basilicata. Ritmi sfiancanti di 10-12 ore al giorno, spesso in nero, in condizioni atmosferiche e climatiche usuranti, senza il riposo settimanale, senza il rispetto della normativa sulle pause, per poi immettere nel mercato corrente il prodotto con un maggiore guadagno per lo stesso titolare dell’azienda”. 

“Chiediamo ancora una volta la piena applicazione della legge 199 contro il caporalato – aggiunge la Flai – che non ha funzionato come si immaginava, perché non è stata applicata fino in fondo. In parte per responsabilità politica, in larga parte per responsabilità del sistema delle imprese che era chiamato a collaborare nel costruire risposte al bisogno di un trasporto e un collocamento pubblico per superare il ricatto di intermediari senza scrupoli”. 

A Colleferro è finito agli arresti un cittadino bengalese ritenuto responsabile di aver reclutato e sfruttato quattro suoi connazionali, obbligandoli a lavorare nei campi fino a undici ore al giorno, senza riposo settimanale e con una paga di venti euro.

Giuseppe Cappucci, Segretario Generale Flai Cgil del Lazio, ha commentato così questo arresto: “Esistono anche nella Capitale, come nel resto del Lazio, condizioni tragiche, in cui le persone sono costrette in schiavitù. La vicenda accaduta a Colleferro, alle porte di Roma, ci ha sorpresi, perché quella zona non può essere definita un’area agricola. Il fenomeno nel caporalato lo stiamo ritrovando in tutte le province e in tutte le regioni”.

Ma sempre nel Lazio, il 17 gennaio l’operazione di contrasto a caporalato a sfruttamento ha riguardato Latina, zona notoriamente agricola, dove importante è la presenza di lavoratori stranieri impiegati in agricoltura. In quest’area è da anni che la Flai Cgil è impegna nel denunciare condizioni di sfruttamento e caporalato e tante sono state le iniziative, le manifestazioni e gli scioperi. Anche qui centinaia i lavoratori sfruttati, 6 gli arresti e 50 gli indagati. E sempre a Latina, ricordiamo, è stato recentemente sottoscritto un Protocollo promosso dalla Regione Lazio per il contrasto al caporalato.

 “Le straordinarie operazioni da parte delle forze dell’ordine a contrasto dei fenomeni di caporalato e sfruttamento a Matera, Colleferro, Latina, ci vedono fiduciosi sulla possibilità di contrastare efficacemente un sistema che scambia il lavoro con lo sfruttamento, il ricatto con la dignità. Da anni denunciamo le condizioni in cui lavorano e vivono le persone, spesso straniere, impiegate in agricoltura, da anni siamo al fianco di quei lavoratori che con fiducia si rivolgono alla Flai Cgil, perché con noi possono far valere i propri diritti e sottrarsi al ricatto e alla paura”. Così Ivana Galli ha commentato le operazioni, le quali, aggiunge, “sono state possibili grazie alla Legge 199/2016, una legge da applicare in tutte le sue parti. Se la Legge 199/2016 seguita a funzionare per quanto riguarda la parte sanzionatoria, con grande impegno da parte delle forze dell’ordine e investigative; meno efficace, invece, è la parte della legge che dovrebbe prevenire il consumarsi dei fenomeni di sfruttamento, agendo a monte su tre punti fondamentali: collocamento, trasporto, alloggi. Per superare questo ostacolo serve la volontà delle istituzioni, della politica, di chi è preposto ai controlli e di tutte le associazioni datoriali”. 

A. V.