Trentino, comparto carni, con Flai Cgil i lavoratori recuperano quasi 30mila euro

Il Tribunale accoglie i ricorsi di dieci operai che lavoravano in appalto alla Furlani Carni alle dipendenze di altre società. La segretaria Cattani: appalti e subappalti, terreno fertile per lo sfruttamento dei lavoratori, ma non solo

Sono dovuti arrivare davanti al Giudice, ma alla fine hanno ottenuto tutto quello che spettava loro, per un totale complessivo di poco meno di 30 mila euro di retribuzioni, oltre all’intero Tfr e alle spese legali.

La vicenda riguarda diversi operai addetti al disosso delle carni, che operavano in appalto presso lo stabilimento Furlani, erano cioè dipendenti di altre società – Tridentum Disosso Carni srl, Vlg, SL Cutting srl, Disosso Service srl e General Cut – che gestivano ufficialmente il servizio di disosso all’interno dello stabilimento. Da un giorno all’altro gli operai si sono ritrovati senza lavoro perché la ditta trentina ha recesso dai contratti di fornitura. Nella maggior parte dei casi, oltre alla perdita dell’occupazione i lavoratori hanno corso il rischio di rimetterci salari e l’intero trattamento di fine rapporto.

I fatti risalgono alla primavera del 2021 quando Furlani Carni recede dal contratto di appalto con le cinque società. Queste a loro volta procedono al licenziamento di tutti i lavoratori, rifiutandosi però di saldare quanto dovuto a ciascuno degli operai.

Una decina di questi si rivolge a Flai Cgil del Trentino che li ha sostenuti in tutto l’iter per recuperare quanto spettava loro, insieme all’avvocata Sonia Guglielminetti. Senza il supporto del sindacato e della legale questi lavoratori non avrebbero recuperato nulla.  

Vengono dunque depositati i ricorsi in Tribunale contro Furlani, obbligata in solido in qualità di soggetto appaltante e le cinque società appaltatrici.

Nei mesi scorsi Furlani Carni ha saldato la propria parte. Delle cinque società due sono fallite e di un’altra è stato accertato lo stato di insolvenza, dunque le somme accertate dal Giudice del Lavoro saranno recuperate al fondo di garanzia dell’Inps. Le altre due hanno provveduto al pagamento di quanto dovuto ai lavoratori.

Purtroppo, il settore delle carni, non solo in Trentino, è particolarmente a rischio e scarsamente trasparente. Alcune operazioni sono totalmente affidate a società esterne che si avvalgono quasi esclusivamente di manodopera straniera. Molto spesso sono lavoratori fragili, in situazioni di bisogno, che non conoscono, o molto poco, la lingua italiana, dunque facilmente raggirabili e ricattabili. In questa circostanza per i lavoratori che si sono affidati alla Flai Cgil la situazione ha avuto un finale diverso. “Fino alla fine abbiamo  preteso e quindi dimostrato che i diritti dei lavoratori si devono rispettare. Siamo tuttavia  consapevoli del fatto che quanto è stato fatto e che stiamo portando avanti sia solo una piccola goccia in un mare “profondo”,  dichiara la segretaria della FLAI CGIL del Trentino Cattani.

La vicenda trentina si inserisce in un panorama nazionale in diversi territori già conosciuto. Inchieste svolte su altre aree del nord Italia hanno fatto emergere come gli appalti nel settore delle carni, in taluni casi si siano mossi su un terreno al limite della legalità. Contratti d’appalto formalmente corretti, rappresentano nella realtà l’evoluzione dell’intermediazione illecita di manodopera. “E’ il fenomeno del cosiddetto “caporalato dei colletti bianchi”  – prosegue Cattani -. Si tratta di appalti e subappalti orchestrati da “colletti bianchi”, con girandole di pseudo-imprese, spesso false cooperative e srl farlocche, molto frequentemente intestate a compiacenti prestanome. Un modello di organizzazione per imprese con pochi scrupoli, che per aumentare le marginalità ed essere maggiormente competitive calpestano contratti, dignità delle persone, leggi nazionali e territoriali, facendo concorrenza sleale a tutte quelle aziende che invece operano nella legalità e che rispettano le “regole”. Tali società e/o cooperative sono costruite spesso su un sistema di scatole cinesi che ne rende complesso il controllo e la tracciabilità. Chiudono e riaprono, cambiando nome e ragione sociale dopo pochi anni. Situazioni di questo tipo che in territori a noi molto vicini hanno favorito l’infiltrazione di interessi malavitosi. Il settore, purtroppo, è difficilmente penetrabile sia in termini di prevenzione, che di individuazione e repressione, anche per il sindacato. La nostra attenzione è massima. Siamo chiaramente consapevoli che anche il Trentino può essere a rischio e per questa ragione vogliamo portare all’attenzione delle istituzioni il fatto che il tema degli appalti se non correttamente gestito può arrecare danno, non solo ai lavoratori e alle aziende virtuose, ma all’intero territorio e tessuto sociale”, conclude la segretaria Cattani della Flai Cgil del Trentino.

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