Sicilia, un sistema di protezione e app per i lavoratori, gli ‘strumenti’ per la lotta al caporalato 

Russo, Flai Cgil: “Con il sindacato continueremo a girare i campi, a incontrare i lavoratori e aiutarli”

Diecimila richieste di informazioni e supporto, duemila casi gestiti e 192 vittime di sfruttamento accertate. Sono questi i risultati dei primi tre anni di attività dell’Helpdesk Anticaporalato del progetto Su.Pr.Eme. Il servizio, finalizzato alla prevenzione e al contrasto dello sfruttamento lavorativo in agricoltura, fa parte di un programma interistituzionale che coinvolge tutte le regioni del Sud Italia.

La Sicilia, in particolare, risulta capofila in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione generale Immigrazioni. I dati evidenziano la diffusione del fenomeno ma anche la difficoltà nel riuscire ad arrivare a denunce concrete contro agricoltori che sfruttano bassa manovalanza proveniente dai paesi stranieri.

Il caso di Satnam Singh ha riacceso l’attenzione su un fenomeno che in Sicilia riguarda oltre 110 mila lavoratori. Un dato definitivo è impossibile però tracciarlo in considerazione dell’elevato tasso di lavoro in nero e cittadini stranieri che, privi di documenti, sono vittime di caporalato.

L’Helpdesk Anticaporalato è un servizio multicanale, multilingue e specialistico che, attraverso un numero verde (800 939 000), un messaggio WhatsApp (350 909 2008) o i canali social, raccoglie segnalazioni e denunce di lavoratori stranieri sfruttati, guidandoli verso una rete di servizi di tutela legale. Attivo dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 18.30, il servizio risponde in 15 lingue, tra cui italiano, inglese, francese, arabo, pidgin, edo, benin, wolof, mandingo, fula e pular, pashto, urdu, punjabi e hindi.

“Abbiamo realizzato un progetto simile al Su.Pr.Eme che si è concluso lo scorso 31 dicembre e denominato Diagrammi Sud di Legalità. Tutti questi progetti hanno l’obiettivo di mostrare lo sfruttamento e togliere dalle mani dei caporali i lavoratori fragili e invisibili”, spiega il segretario regionale della Flai Cgil Sicilia, Tonino Russo.“Sono stati 15 i lavoratori che abbiamo accompagnato a denunciare la condizione di sfruttamento; alcuni di loro sono anche entrati nel sistema di protezione. Il percorso di uscita dallo sfruttamento – aggiunge Russo – avviene attraverso corsi di formazione la lingua italiana, corsi professionalizzanti, mettendo a disposizione il trasporto e trovando loro una abitazione”.

Per superare il fenomeno del caporalato, tra gli strumenti utili è possibile pensare anche all’utilizzo di applicazioni attraverso le quali si può rintracciare il lavoro per i braccianti. “Proprio con il progetto  Su.Pr.Eme è stata realizzata una applicazione che si chiama Etelabora e che aiuta i lavoratori agricoli. Al di là dei progetti – ha aggiunto ancora il segretario regionale – con il sindacato continueremo a girare i campi, a incontrare i lavoratori e aiutarli nella tutela individuale e in quella collettiva”.

A Latina per chiedere giustizia per Satnam

L’articolo su QdS.it

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