Sgombero a Terracina. Preoccupazione della Flai

Sgombero a Terracina. Preoccupazione della Flai

“Apprendiamo dai giornali di uno sgombero a Terracina su un’area di 8000 mq per 39 nuclei familiari e viene immediatamente da chiedersi: quando è stato fatto il censimento degli insediamenti informali il comune ha censito quel posto? Qualcuno si era reso conto che vivevano 72 persone con addirittura dei minori? Non una, non due ma ben 72 , in 39 unità con bambini che molto probabilmente sbarcavano il lunario lavorando nelle aziende agricole nelle vicinanze”. Così Hardeep Kaur, Segretaria Generale Flai Cgil Frosinone Latina commenta i fatti di Terracina.
“A questa domanda se ne aggiungono altre: visto che esistevano le risorse per superare i ghetti , che fine hanno fatto i fondi del pnrr? Certo, vanno garantite condizioni igienico sanitarie dignitose, e lo stesso vale per le condizioni lavorative, il rispetto dei contratti e del salario, ma ci chiediamo che fine hanno fatto quelle persone. Nessuno ha chiarito nulla”.
“Gli insediamenti informali – prosegue Kaur – non nascono da un giorno all’altro e ci auguriamo che questo sgombero abbia attivato tutte le misure di presa in carico di quelle fragilita.
Ci auguriamo che venga fatta luce su chi gestiva quegli alloggi e sulle condizioni di lavoro di quei migranti.
Ci auguriamo che non sia l’ennesimo atto spot di “pulizia” della città ma che davvero qualcuno si sia preso cura di quelle famiglie. Ci auguriamo, anzi chiediamo, che le persone coinvolte, fino ad oggi invisibili a tutti tranne a chi gli chiedeva 600 euro per una baracca, ricevano tutele e assistenza, anche in considerazione della presenza di minori.
La Flai Cgil resta a disposizione di tutte le forze dell’ordine e delle Istituzioni, chiedendo un’immediata convocazione della Sezione territoriale della Rete del lavoro agricolo di qualità.
Un luogo che deve vedere tutte le parti coinvolte assumersi le proprie responsabilità per iniziare a lavorare insieme.
La legge regionale del 2019 delineava bene la necessità di garantire condizioni alloggiative dignitose, trasporto pubblico e strumenti di denuncia per costruire percorsi di integrazione reali e combattere davvero, se lo si vuole, la piaga dello sfruttamento nei campi.

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