Sentenza Paola Clemente, Cgil e Flai Puglia al fianco della famiglia per accertamento verità, nessuno può negare diffuso caporalato e connesse pratiche di sfruttamento del lavoro

“Non possiamo far altro che attendere il deposito delle motivazioni per analizzare il percorso logico giuridico seguito dal giudicante. Ricordando come il caporalato e lo sfruttamento del lavoro sono in ogni caso un fenomeno diffuso non solo nel settore agricolo e che se c’è un intermediario che lucra sulla fatica di tante persone, stranieri e non, è perché ci sono imprenditori senza scrupoli che provano a massimizzare profitti comprimendo diritti e salari rivolgendosi attingendo manodopera da circuiti irregolari”. È il commento dei segretari generali della Cgil Puglia, Pino Gesmundo, e della Flai Cgil regionale, Antonio Gagliardi, alla sentenza emessa dal Tribunale di Trani che ha assolto dal reato di omicidio colposo l’imprenditore agricolo presso il quale lavorava Paola Clemente, a fronte di una richiesta del PM di una condanna di quattro anni. “Assoluzione perché, a quanto pare, sarebbe mancata nel corso del processo la prova della colpevolezza del soggetto”, aggiunge Gagliardi. “Ricordo che come Flai non eravamo presenti in questo giudizio ma ci siamo costituiti parte civile in quello che vede imputate, sempre a Trani, 6 persone accusate di intermediazione illecita e sfruttamento sempre nell’ambito del procedimento legato alla morta di Paola Clemente, con prossima udienza fissata per il prossimo 8 maggio”. Un processo che “inizialmente ha avuto un cammino lento mentre adesso sta procedendo speditamente. La speranza è che si faccia di tutto per evitare la beffa della prescrizione e che si possa fare chiarezza su quanto avvenuto in questa vicenda, sempre nell’ottica della tutela di tutti i lavoratori. Come Flai Puglia, unica sigla sindacale, siamo presenti in numerosi procedimenti penali pendenti in vari tribunali pugliesi per il reato di sfruttamento e caporalato”. “La recente sentenza – sottolinea Gesmundo – ovviamente non cancella la gravità di un fenomeno che sono le azioni investigative di magistratura e forze dell’ordine a far emergere periodicamente, con casi accertati davvero al limite della schiavitù. Merito va alla legge 199 contro il lavoro nero e il caporalato, che ha offerto strumenti importanti di contrasto a queste forme di insopportabili di violazione della dignità di lavoratori e lavoratrici. Una legge non a caso da sempre sotto attacco da parte di forze politiche di destra e imprenditori che si vedono colpiti duramente nel patrimonio se colpevoli del reato di caporalato. Il caso di Paola Clemente ha portato all’istituzione di quella legge e come Cgil siamo stati fin dal primo giorno vicini alla sua famiglia, e continueremo a farlo fino a quando non sarà accertata la verità e perché episodi così drammatici non debbano mai più verificarsi”.

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