Puglia, calano ancora gli operai agricoli, Flai: “Interrogarsi sul futuro del settore”

Pubblicati il 31 marzo gli elenchi anagrafici Inps sulla manodopera assunta in agricoltura, decrescita costante dal 2017 

Cala ancora il numero degli operai agricoli in Puglia: è quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio regionale Previdenza e Fondi della Flai Cgil Puglia dopo aver analizzato i dati contenuti negli elenchi anagrafici INPS sulla manodopera assunta in agricoltura e pubblicati lo scorso 31 marzo.

L’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, ai sensi della Legge n. 111 del 2011, ogni anno pubblica gli elenchi nominativi, provincia per provincia, degli operai a tempo determinato impiegati in agricoltura, nonché delle giornate da essi svolte e dichiarate dalle aziende agricole riferite all’anno precedente.  I dati processati dall’Osservatorio permettono di leggere, seppur parzialmente, ma in maniera analitica diversi aspetti legati alle dinamiche del mercato del lavoro agricolo. 

“Tramite questi dati – commenta il segretario generale della Flai Cgil Puglia, Antonio Gagliardi – è possibile comprendere innanzitutto quale sia l’incidenza di impiego nei lavori agricoli degli addetti, e in quale misura possono o meno accedere alle prestazioni Inps quali malattia e maternità, disoccupazione agricola, ecc., proprio sulla scorta delle giornate effettivamente prestate”. Inoltre, è possibile processare i dati “per comprendere le fasce di età degli addetti, come siano addensate per fasce di età la quantità di giornate svolte, il numero di uomini e donne impiegate, quale sia il numero dei lavoratori stranieri e quello delle giornate svolte”.

Dati che per il 2023 confermano un trend di decrescita. “Il crollo che dal 2017 sta diventando sempre più strutturale preoccupa non poco – sottolinea Gagliardi – Negli ultimi 7 anni la nostra regione ha perso 32.817 braccianti, passando dai 185.573 del 2017 ai 152.756 operai agricoli del 2023. Il 24% (36.379 unità) non ha raggiunto nel corso del 2023 le 51 giornate, soglia necessaria per avere diritto alle prestazioni previdenziali ed assistenziali, fondamentali per un lavoro caratterizzato da forte stagionalità e quindi intermittenza”.

A livello provinciale il calo più consistente si riscontra a Lecce con -1.112 addetti, seguono Brindisi (-1.082), Bari (-979), Bat (-567), Taranto (-365). Il dato di Foggia risulta in leggera controtendenza con +36 iscritti negli elenchi anagrafici.

Il numero di giornate complessivamente lavorate nella nostra regione si attestano a 15.016.334 con una riduzione di circa 303.500 giornate rispetto al 2022. “Un dato questo che tuttavia oscilla sempre nell’ordine di 15 milioni di giornate, nonostante la riduzione della manodopera. Infatti, tra il 2018 e il 2023 le giornate sono calate solo di 483mila circa. Solo nel 2021 rispetto al 2020 si è avuto una impennata di circa 622mila giornate, anni interessati dalla pandemia dove l’agricoltura era una tra i pochi settori in produzione necessario per alimentare la popolazione in lockdown”.

La provincia dove si registra un calo più consistente di giornate è quella di Brindisi con -106.728, segue Lecce con -97.695, che sono le province maggiormente colpite dalla Xylella Fastidiosa, poi Bari con -90.221, Taranto con – 49.414. Anche qui, in controtendenza Foggia con + 65.283.

Su numero di addetti e giornate, “incidono diversi elementi – spiega Gagliardi – che vanno dal sottosalario, non più sostenibile dai lavoratori e a danno della contrattazione collettiva, se consideriamo l’elevato costo della vita che rende – ancor più di prima – non più remunerativo il lavoro agricolo, all’attività ispettiva che mira alla ‘moralizzazione’ degli elenchi anagrafici, ovvero quell’attività delle forze dell’ordine e degli stessi enti ispettivi a scovare lavoro fittizio, sfruttamento di manodopera e pratiche di caporalato. Proprio la riduzione delle giornate non in proporzione al calo degli addetti ci fanno comprendere che c’è maggiore attenzione al concetto di lavoro regolare”.

Torna invece ad aumentare il numero dei lavoratori stranieri impiegati in agricoltura: nel 2022 erano censiti negli elenchi anagrafici Inps 34.500 tra lavoratori comunitari ed extracomunitari; nel 2023 risultano iscritti 36.519 stranieri, “Segno che diminuisce la manodopera locale, anche per le ragioni precedentemente citate, in parte rimpiazzata da quella straniera”, afferma la Flai pugliese.

La provincia di Foggia continua ad essere il territorio con il maggior numero di lavoratori stranieri. Più in generale, la Puglia agricola vede come principale etnia straniera quella romena, che passa da 7.983 a 7.615 unità; scende anche la seconda etnia che è quella albanese riducendosi di poco, da 6.172 a 6.068 unità; aumenta quella marocchina di circa 787 unità, passando da 3.413 a 4.200. Aumenta invece quella bulgara che passa da 2.247 unità del 2022 a 2.505 del 2023. Seguono tutte le etnie del Centro Africa (Senegal, Nigeria, Mali, Gambia, ecc.) anch’esse tutte in aumento. Aumentano la loro presenza anche gli asiatici dell’India, Pakistan, Bangladesh, ecc.

Il dato relativo alle giornate svolte dai lavoratori stranieri nel 2023 è di 3.460.815, in crescita di 238.987 rispetto al 2022. “Il 23% del totale delle giornate dichiarate nella nostra regione sono ascrivibili a lavoratori stranieri”, sottolinea il segretario della Flai Cgil. 

“Meritera – conclude Gagliardi – un capitolo a parte l’analisi sul lavoro di genere in agricoltura: la manodopera femminile rappresenta il 38,1%. Nel 2022 questo dato era attestato a 38,6%. Il maggior addensamento di questa tipologia di lavoro lo riscontriamo tra le 101 e le 150 giornate lavorate con 21.716 unità; segue la fascia tra 51 e 100 giornate, con 14.793 unità; a seguire le fasce tra 1 e 50 giornate e tra 151 e 180, rispettivamente con 9.797 e 9.557 unità. Oltre le 180 giornate troviamo solo 2.293 donne”.

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