Flai Cgil Veneto al Ministro Lollobrigida: “Mera propaganda contro il Reddito di cittadinanza, senza fornire alcuna risposta al settore agricolo” 

“È del tutto evidente che al ministro Lollobrigida piace vincere facile, così come a tutto il Governo di cui fa parte: arringa la folla contro una misura di contrasto alla povertà, facendola passare come causa di una problematica reale, ossia la carenza di manodopera in agricoltura. Questo banalissimo processo di semplificazione non aiuta affatto a risolvere il problema, né in Veneto né altrove. Serve solo a colpevolizzare milioni di cittadini in condizioni di povertà assoluta.  

In primo luogo, il ministro dovrebbe porsi il problema di chi governa la manodopera nel settore primario. Non lo governa il soggetto pubblico e nemmeno il soggetto privato. Il mercato del lavoro nella nostra Regione, così come nel resto del Paese, è lasciato – nella migliore delle ipotesi – al “passa parola” e, quando va peggio come spesso accade, alle cooperative spurie che ogni giorno muovono in tutto il territorio migliaia di braccianti invisibili. Non c’è nessun sistema organizzato per incrociare legalmente domanda e offerta. Noi, come sindacato, siamo assolutamente convinti che questo matching tra domanda e offerta debba concretizzarsi in un luogo pubblico e trasparente, sotto la regia dello Stato, ovvero delle Regioni”.  Lo dichiara Giosuè Mattei, Segretario generale Flai Cgil Veneto.

“Il Ministro omette poi di trattare il tema delle retribuzioni, che nella maggior parte dei casi è al di sotto del Contratto provinciale e nazionale. Le retribuzioni reali, infatti, si scostano di parecchio rispetto a quanto previsto dai contratti: questo accade per un uso massiccio del lavoro celato e grigio, con le giornate effettive di lavoro dichiarate che spessissimo sono inferiori al reale, perché lavoratori e lavoratrici sono costretti ad accettare retribuzioni forfettarie che possono variare tra i 5 e i 7 euro all’ora. La disciplina sull’orario di lavoro in moltissimo casi non viene rispettata, così come non vengono pagate tutte le maggiorazioni previste contrattualmente. Inoltre, c’è una scarsissima propensione delle associazioni a rinnovare i contratti collettivi provinciali in tempi consoni e con aumenti salariali congrui rispetto alle performance economiche che il settore ha realizzato, soprattutto in Veneto. E da questo punto di vista, misureremo le nostre controparti nell’imminente tornata di rinnovi dei contratti provinciali che scadranno a fine anno.  

Ancora, il Ministro omette di affrontare il tema del sistema di impresa. Quello agricolo è un settore parcellizzato, frammentato e scarsamente organizzato, dove oltre il 90% delle imprese ha una dimensione occupazionale sotto i 5 dipendenti. Questo determina la scarsa capacità di fare sistema, di costruire filiere organizzate, e consente alla GDO (la Grande distribuzione organizzata) di dettare le leggi del mercato a discapito degli agricoltori e degli imprenditori i quali, per conservare o aumentare i profitti, limano i costi della manodopera.  

Infine, vogliamo ricordare al Ministro che uno dei grandi problemi che affligge il settore in termini di legalità è legge Bossi-Fini. Una che non permette ai migranti di regolarizzarsi con il permesso di soggiorno, perché non hanno una soglia di reddito cospicua e, dall’altra parte, quegli stessi lavoratori migranti non riescono ad avere un regolare rapporto di lavoro se non sono in possesso di un titolo di soggiorno. È proprio questo corto circuito ad aver ingrassato il business dei caporali e creato un esercito di braccianti invisibili nelle nostre campagne di raccolta.  Chi governa – conclude Mattei – è responsabile di ciò che dice, ma soprattutto di ciò che fa. La propaganda è invece utile solo a strappare qualche applauso e qualche titolo sui giornali. È davvero da irresponsabili additare un problema senza un abbozzo di soluzione concreta per il settore, colpevolizzando contestualmente i milioni di poveri del nostro Paese”. 

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