Da Suvignano, la foto senza ritocchi del caporalato in Toscana

Sono 27 le aree critiche, concentrate principalmente fra le province di Livorno, Grosseto, Siena, Arezzo, Firenze

“Agricoltura toscana: come combattere il caporalato, il lavoro nero e lo sfruttamento”: è l’iniziativa organizzata da Flai Cgil Toscana presso la Tenuta di Suvignano, a Monteroni D’Arbia, in provincia di Siena. Con i suoi quasi 700 ettari di terreni, Suvignano è il più grande bene confiscato alla criminalità organizzata nel centro-nord del paese, la cornice ideale per coltivare legalità e giustizia sociale. Alla tavola rotonda partecipano Laura Boldrini, deputata Pd; Rossano Rossi, segretario generale della Cgil Toscana; David Bussagli, presidente Provincia di Siena; Stefano e Marco Arcuri, marito e figlio di Paola Clemente (bracciante agricola morta di fatica nei campi nel 2015); Giovanni Sordi, direttore Ente Terre regionali toscane; Davide Fiatti, segretario nazionale Flai Cgil Nazionale; Mirko Borselli, segretario generale Flai Cgil Toscana; Matteo Bellegoni, osservatorio Placido Rizzotto. Borselli osserva che “l’agricoltura in Toscana è contraddistinta da significative peculiarità territoriali che a maggior ragione inducono la Flai Cgil a pretendere l’istituzione delle sezioni territoriali della rete del lavoro agricolo di qualità, che rappresentano uno strumento fondamentale al reale contrasto al lavoro nero, allo sfruttamento e ai drammatici fenomeni di caporalato; nonché un importante mezzo di prevenzione e un modo per definire un corretto incontro tra domanda e offerta di lavoro. Per questo continueremo a lavorare affinché le Sezioni Territoriali siano istituite in tutte le province della nostra regione”. Per Rossi “il fenomeno dello sfruttamento del lavoro e del lavoro nero in agricoltura è purtroppo anche qui da noi in Toscana, e riguarda in maggioranza i lavoratori stranieri – più deboli e ricattabili, soprattutto sul fronte del permesso di soggiorno – ma anche italiani. Servono filiere etiche e di responsabilità: bisogna sapere che se si comprano e si rivendono dei prodotti e certi prezzi può significare che ci siano ombre di sfruttamento su chi lavora. Come Cgil partecipiamo al progetto Soleil della Regione, che mira a incentivare le denunce dei lavoratori sfruttati garantendo loro un accompagnamento, che mira all’integrazione con la messa a disposizione di alloggio, nuove opportunità lavorative, servizi burocratici: quella è una strada giusta da seguire. Ma in generale per combattere il fenomeno, in ogni settore, servono più controlli, più prevenzione, più investimenti, tutte cose che il Governo non fa, anzi reintroduce i voucher che rischiano di essere l’anticamera dello sfruttamento”.

L’ultimo Rapporto Agromafie e caporalato, curato dall’Osservatorio Placido Rizzotto-Flai Cgil e giunto alla sua sesta edizione, restituisce un quadro impietoso del lavoro irregolare nel nostro Paese. Il tasso di irregolarità nel settore agricolo è pari al 36,3% ed è il secondo più alto dopo i servizi alle persone. Il quadro generale nel quale è inserito il contesto agricolo italiano non si discosta purtroppo dalla situazione che possiamo denunciare nella regione Toscana. Le ultime inchieste, dal 2022 ad oggi, parlano infatti di un lavoro povero (solitamente leggiamo “lavoratori pagati 5 ore ed impiegati per più di 12 ore al giorno”), nel quale la manodopera, spesso straniera, impiegata prevalentemente nella raccolta, alimenta una sacca di lavoro irregolare, che va dal lavoro sfruttato finanche al para-schiavismo vero e proprio. Ce lo raccontano i casi emersi nel 2022, che hanno visto coinvolti centinaia di lavoratori, per la stragrande maggioranza stranieri, tra le campagne di Livorno e l’Alta Maremma, confermate purtroppo da quelle che nel 2023 hanno riguardato decine di lavoratori pakistani, impiegati tra le campagne di Piombino e Campiglia Marittima, con collegamenti nella provincia di Grosseto e nella Maremma. Ma ad essere coinvolte nelle inchieste del 2023 sono anche le vallate della Valdichiana e del Valdarno, a cavallo tra le province di Arezzo e Firenze. Tale quadro conferma la ricostruzione fatta dall’Osservatorio Placido Rizzotto, attraverso la pubblicazione, nel 2022, del Quaderno “Geografia del caporalato”, che, attraverso l’attività sul campo dei sindacalisti della FLAI, incrociando le operazioni delle forze dell’ordine e le denunce dei lavoratori, ha mappato le aeree di sofferenza nel Paese dove avvengono fenomeni di sfruttamento lavorativo e caporalato. Se le aeree sono 405 in totale nel Paese, nel centro-nord sono 211, oltre la metà, e ben 82 solo per quanto riguarda il centro Italia, confermando i dati sulla percentuale di lavoro irregolare del VI Rapporto.

In Toscana le aree di sofferenza mappate sono ben 27, concentrandosi più nella zona Sud della Regione. In provincia di Arezzo San Giovanni Valdarno, Valtiberina (Cortona, Sansepolcro, Badia), Valdarno Casentino (Poppi, Pratovecchio, Ortignano); in provincia di Firenze il Mugello; in provincia di Grosseto la zona dell’Amiata, Arcidosso, Marina di Grosseto, Scansano, Civitella Paganico, Cinigiano, Castel del Piano; in provincia di Livorno Venturina, San Vincenzo, Castagneto Carducci, Donoratico; in provincia di Siena l’area del Chianti, Castellina, Montecucco, Poggibonsi, Radda, Castelnuovo Berardenga.

Se l’analisi dal punto di vista quantitativo ci consegna numeri davvero impietosi, anche quella dal punto di vista qualitativo non ci lascia certo tranquilli. Possiamo infatti notare, alla luce di tutti i dati fin qui riportati, una estrema “mobilità” del fenomeno tra diverse zone e territori, una sorta di “rete” del caporalato che mette in connessione tra loro varie province coinvolte (Livorno, Grosseto, Siena, Arezzo, Firenze). Spesso sono gli stessi lavoratori che vengono reclutati illegalmente in una provincia e poi spostati in un’altra, sulla base delle esigenze contingenti e della stagionalità dell’attività lavorativa svolta. Possiamo inoltre notare che, specie al centro-nord, come emerge nell’analisi del VI Rapporto e dalle ultime inchieste citate che riguardano la Toscana, il caporalato affini sempre più i propri strumenti, si sappia travestire attraverso ragioni sociali spurie. E così oggi non troviamo più “soltanto” le finte cooperative, ma caporali che aprono partita Iva, oppure, come nelle recenti inchieste che hanno riguardato la Toscana, finte agenzie interinali che nascondono, dietro una parvenza di legalità, l’intermediazione illecita di veri e propri caporali. In ultimo va ricordata la condizione di sfruttamento femminile in agricoltura, che anche in Toscana, secondo una ricerca commissionata dalla ONG WeWorld e da Tempi Moderni, ha visto emergere la situazione già descritta dall’Osservatorio Placido Rizzotto nel V e VI Rapporto Agromafie e caporalato. “Schiave dall’Africa sfruttate nei campi per 5 euro l’ora”. Un’area di fragilità e vulnerabilità che vede giovani donne vittime di sfruttamento lavorativo e sessuale, sottoposte appunto a condizioni di vera e propria schiavitù. Questo è il quadro di una regione dove l’economia agricola rappresenta un valore aggiunto fondamentale per l’economia complessiva del territorio e dove i prodotti d’eccellenza contribuiscono in maniera decisiva al tanto decantato Made in Italy. Sradicare i fenomeni qui descritti non è solo un fatto di umanità e giustizia sociale, ma un doveroso investimento nel futuro della Regione e del nostro Paese.

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