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Bat, siglato il Protocollo provinciale contro il caporalato. Flai e Cgil: Ora gli impegni non restino sulla carta

Bat, siglato il Protocollo provinciale contro il caporalato. Flai e Cgil: Ora gli impegni non restino sulla carta

“Bene il Protocollo nei suoi contenuti, tra cui troviamo il richiamo ad una legge all’avanguardia, la 199 del 29 ottobre 2016, approvata dopo la morte di Paola Clemente nelle campagne di Andria. Bene anche che tante figure istituzionali abbiano firmato il documento, ma ci sono aspetti che lasciano ancora l’amaro in bocca”. Commenta così Dora Lacerenza, segretaria generale della Flai Cgil Bat, la firma del Protocollo provinciale multi-agenzia per il contrasto allo sfruttamento lavorativo e al caporalato, avvenuta lo scorso 4 febbraio in Prefettura a Barletta.

All’intesa, che ha una durata triennale, hanno aderito la Regione Puglia, le forze di polizia, la Procura di Trani, l’Ispettorato del lavoro, Inps, Inail, Arpal Puglia, Asl Bat, i Comuni della provincia, l’Oim, le Commissioni territoriali per la protezione internazionale, le organizzazioni sindacali e datoriali e numerosi enti del Terzo settore impegnati nei servizi di tutela sociale.

“Non possiamo non tornare ad evidenziare – prosegue Lacerenza – che siamo ancora in attesa di convocazione da parte dell’Inps della Rete del lavoro agricolo di qualità, programmata per la fine di ottobre 2025 durante l’ultimo incontro presso l’Inps di Andria lo scorso 26 settembre. Siamo ad oltre tre mesi dalla data fissata, e messa a verbale, ma ad oggi ancora nessuna convocazione”.

“Oltre a ciò si aggiunge il rammarico per l’esiguo numero di aziende iscritte alla Rete (appena 31 nella Bat). È necessario, dunque, che tutti facciano la propria parte perché noi, con la nostra attività di sindacato di strada, ogni giorno incontrando lavoratrici e lavoratori e ci vengono raccontate tante problematiche ancora esistenti, a partire dal sotto-salario, per arrivare a salute e sicurezza, temi molto importanti che, molto spesso, mettono in concorrenza sleale le aziende sane con quelle che continuano a voler stare nell’illegalità” sostiene ancora Lacerenza.

“Ci stiamo già attivando, per quelle che sono le nostre competenze, perché questa firma non resti sulla carta e le azioni decise nel Protocollo non siano solo un elenco di tanti buoni proposti. Siamo al lavoro con diverse categorie della Cgil affinché questa intesa – commenta Michele Valente, segretario generale Cgil Bat – si traduca subito in fatti concreti per rafforzare una cultura della legalità e della responsabilità sociale del territorio, soprattutto se pensiamo a tutti i settori produttivi che impiegano migranti. Oltre al fatto che, nel nostro dna è presente la convinzione della necessità di prevenire e contrastare lo sfruttamento lavorativo e il caporalato”.

“Noi – prosegue Valente – continueremo a denunciare, come già facciamo, le situazioni di sfruttamento nel mondo del lavoro ma è necessario che poi si passi alla concreta presa in carico delle vittime di sfruttamento lavorativo e si garantisca una presa in carico congiunta, integrata e tempestiva delle persone. Un’occasione potevano essere i fondi del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, per il superamento dei ghetti, per cui possiamo parlare di un quasi totale fallimento”

Nel Pnrr erano infatti previsti 200 milioni di euro per questa voce di spesa, ma i progetti che potrebbero partire sono solo 11 sui 37 previsti, per un ammontare di poco più del 10% dei finanziamenti stanziati. “Uno solo di questi progetti è previsto per la provincia della Bat – chiosa Valente -, a Bisceglie, rispetto al quale ancora attendiamo di essere convocati dalle istituzioni”.

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