Baldichieri d’Asti, agli arresti i vertici di Al.Pi

Flai Cgil: “Il gruppo Ciemme prenda le distanze dal passato, sieda al tavolo con noi e riconosca ai lavoratori la dignità dell’assunzione diretta, con l’applicazione del Ccnl industria alimentare e non il contratto agricolo”

Il re è nudo e non è un bello spettacolo, il proverbio è antico ma adatto a fotografare l’ultimo colpo di scena nella lunga vertenza del mattatoio di Baldichieri d’Asti, dove da inizio agosto scioperano più di cento lavoratrici e lavoratori chiedendo il loro contratto, quello dell’industria alimentare. Al loro fianco naturalmente la Flai Cgil, che ha montato la tenda della resistenza nel presidio permanente di fronte ai cancelli dello stabilimento. Oggi gli operai sono davanti alla Regione perché i vecchi proprietari sono stati arrestati. “La nostra massima attenzione è per i lavoratori – dice Letizia Capparelli, segretaria Flai Cgil di Asti –  eravamo in attesa di sviluppi, era nell’aria da tempo che qualcosa stesse accadendo. La notizia dell’arresto dei titolari di Al.Pi, conferma le nostre preoccupazioni, purtroppo però, non risolve il problema dei lavoratori, che  nell’immediato, hanno necessità di avere risposte per il loro futuro. Adesso il gruppo Ciemme prenda le distanze dal passato, sieda al tavolo con noi e riconosca ai lavoratori la dignità dell’assunzione diretta, con l’applicazione del Ccnl industria alimentare e non il contratto agricolo. La magistratura faccia il suo corso, noi saremo al fianco dei lavoratori – conclude Capparelli – Valuteremmo anche la costituzione di parte civile”.

E’ Silvio Pelissero, patron della ex Pelissero Carni di Baldichieri (oggi ridenominata Al.Pi) il magnate della carne che in mattinata ha ricevuto la notifica degli arresti domiciliari nell’ambito dell’indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Asti coordinata dal pm Lucignani con la sovrintendenza del procuratore Mazzeo. Gli viene contestato, come amministratore unico della Al.Pi., di aver attinto manodopera prima dalla Offina del Lavoro srl e poi dalla Fortes srl, considerate delle aziende ‘vuote’, ovvero nate esclusivamente per rispondere a quell’unico committente ma di fatto prive di mezzi, struttura e, soprattutto, di capacità decisionali. Secondo le indagini della Finanza, infatti, i due amministratori delle srl, Mauro Marengo e Massimiliano Messeri, sarebbero da equiparare a ‘prestanomi’ per le società che erano esclusivamente serbatoi di manodopera. A gestire di fatto il lavoro degli operai rimaneva  la Al.Pi con il vantaggio, in questo modo, di non doverli assumere direttamente. Un rapporto di monocommittenza verso la Al.Pi. che avrebbe fruttato a quest’ultima evasione fiscale e contributiva.

Allo stato attuale delle indagini, è stato calcolato un volume di fatture emesse per operazioni inesistenti di circa 33 milioni e 400 mila euo con un risparmio di imposte che sfiora i 15 milioni di euro, dei quali la metà solo per l’Iva dovuta. Queste le accuse dalle quali, è stato sottolineato dagli stessi investigatori, è totalmente estranea la società agricola Gruppo Ciemme che dal 4 settembre ha acquisito proprietà ed attività di macellazione nello stabilimento di Baldichieri. Infatti l’indagine è più antica, ed è partita da una segnalazione dell’Inps in merito ad irregolarità nel versamento dei contributi per i circa 100 lavoratori che si occupano della macellazione in azienda. Investigatori e magistratura hanno puntualizzato che  non vi è alcuna connessione fra l’indagine e la vertenza che tiene ancora con il fiato sospeso i lavoratori che stanno lottando per avere il contratto dell’industria alimentare. Perché sono macellatori, non agricoltori.

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