A Corleone nel 75° anniversario dell’assassinio di Placido Rizzotto

“Non si nasce schiavi o padroni, chi ci vuole diventare ci diventa. Noi dobbiamo restare uniti, compagni, perché da soli non si cambiano le cose”. A Corleone la Flai ricorda Placido Rizzotto, con la presentazione del Rapporto biennale sullo sfruttamento del lavoro nei campi e sulle agromafie, elaborato dal Centro studi che porta proprio il nome del sindacalista ucciso dalla mafia nel 1948, dimostrando come, negli anni, possono cambiare forme e modi ma sfruttatori e sfruttati continuano ad esserci. L’anniversario è stato ricordato con la deposizione di una corona di fiori sulla tomba di Rizzotto, e poi in piazza Garibaldi con gli alunni delle scuole elementari e medie di Corleone. Ragazze e ragazzi giovanissimi, curiosi come si è tutti alla loro età, che hanno ascoltato con attenzione la storia di un uomo che ha dato la vita per affermare il diritto di tutte e tutti a non essere sfruttati, prevaricati e minacciati. 

A seguire, nell’aula consiliare della cittadina siciliana, la presentazione dei dati sul lavoro non regolare in agricoltura. Sono intervenuti Jean Renè Bilongo e Matteo Bellegoni dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai nazionale, Tonino Russo di Flai Sicilia e Dario Fazzese di Flai Palermo, e ancora la nipote del sindacalista assassinato con i sindaci, le istituzioni, i partigiani dell’Anpi, le associazioni ambientaliste e naturalmente i ragazzi e le ragazze, per un passaggio di testimone che è anche una promessa fatta a chi ha dato la vita per dire che si può scegliere cosa diventare da grandi. Così oggi in tutto il mondo Corleone è conosciuta come la città di Placido Rizzotto, non dei mafiosi. Ed è un suo giovane pronipote a consegnare un quadro che ritrae l’antico parente, bracciante fra i braccianti, dopo essere stato partigiano. Perché ora e sempre resistenza. 

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