Le aziende prima hanno preso milioni di euro per le riconversioni poi dopo alcuni anni chiudono i siti e licenziano i lavoratori

“L’apertura della procedura di licenziamento collettivo per i 17 operai dell’ex Zuccherificio di Foggia è un atto irresponsabile. L’azienda non ha convocato un tavolo preventivo e ha chiuso ogni canale di comunicazione sia con le Rsu, sia con le Organizzazioni Sindacali”. Lo dichiara Roberto Iovino della Flai Cgil nazionale.
“La SRB (ex-Sfir) sembra aver dimenticato la storia di quel sito produttivo, che a suo tempo ha usufruito degli incentivi previsti dalla legge n.81/2006 che prevedeva la concessione dei finanziamenti per la riconversione dei siti saccariferi solo in caso di ricollocazione dei lavoratori. Per questo la FLAI CGIL si schiera al fianco dei lavoratori, pretendendo il ritiro della procedura di licenziamento e la convocazione di un tavolo che serva a trovare soluzioni adeguate. Il nostro timore è che questa azione unilaterale sia propedeutica allo smantellamento dell’intero gruppo. Il gruppo Sfir – che ha una partecipazione di minoranza nella multinazionale SRB – non è nuovo a questo modo di fare. È utile ricordare che solo due anni fa ha deciso di chiudere la sede SRB di Cesena e solo dopo una lunga trattativa in sede ministeriale ha trovato le soluzioni adeguate a tutela dei lavoratori. Stesso discorso per le partecipazioni Sfir in Ferrara Food e Butos a Forlimpopoli, altre società nate dopo le riconversioni saccarifere e ora fallite. Insomma emerge sempre di più un atteggiamento speculativo che tradisce lo spirito della legge 81 sulle riconversioni saccarifere. Le aziende prima hanno preso milioni di euro per le riconversioni poi dopo alcuni anni chiudono i siti e licenziano i lavoratori. Consideriamo questo atteggiamento inaccettabile”.
“Ricordiamo, inoltre – conclude Iovino – che recentemente il tribunale di Ferrara ha condannato un’altra azienda del settore proprio per non aver mantenuto l’impegno di ricollocazione dei lavoratori. Qualora SRB e la Sfir confermassero la decisione di chiudere il sito di confezionamento di Foggia ci toccherà difendere i posti di lavoro con tutti gli strumenti a nostra disposizione, anche chiedendo in sede giudiziale che la legge n.81 venga rispettata a tutela dei lavoratori del sito di Foggia”.