“Dal rapporto ISPRA si evince siano inestimabili i costi diretti e indiretti della cementificazione: oltre una sostituzione dei territori agricoli con conseguente perdita di beni di prima necessità, vanno sommati i costi derivanti dalla perdita della resa ecosistemica del suolo, ad esempio dell’impossibilità di ricaricare le falde o di fissare sostanza organica nel terreno”. Lo dichiara in una nota la Flai Cgil, commentando il rapporto Ispra.

“Le cifre di cui parliamo sono mostruose!  Solo negli ultimi 7 anni sono spariti dall’economia agricola italiana circa 10 miliardi di euro. Una cifra che supera il miliardo di euro all’anno di mancata occupazione in favore di un consumo che non produrrà ulteriore ricchezza. Da tempo il rapporto ISPRA sul consumo del suolo è diventato uno dei più importanti momenti di critica e denuncia alle politiche di sviluppo che il nostro Paese ha deciso di adottare molti anni fa. Anche quest’anno si stabilisce l’ennesimo record negativo, con l’avanzamento del cemento e la cosiddetta impermeabilizzazione che non si arresta e prosegue inesorabile, vediamo aumentare tantissimo la proporzione di m2 cementificati per abitante, anche a causa della diminuzione della popolazione”.

“Passano gli anni – sottolinea la Flai Cgil –  continuano le denunce, iniziano ad essere evidenti i danni economici che questo processo determina ma latitano provvedimenti adeguati e un quadro normativo serio che blocchi il fenomeno e inverta la tendenza verso un modello di sviluppo che preveda la rigenerazione urbana e industriale. Chiediamo che il continuo consumo venga sostituito da processi rigenerativi e di bonifica delle aree già compromesse, indirizzando i processi produttivi verso un percorso di sostenibilità e non di esaurimento delle risorse. Chiediamo che i mld di euro in arrivo dall’Europa non vengano spesi con i meccanismi tradizionali ma ci sia una presa di coscienza che favorisca gli investimenti green e che sostenga l’agricoltura e la manutenzione del territorio invece che l’aumento della speculazione di consumo. Riteniamo il nostro Paese possa ancora fare e dare tanto rispetto agli Obiettivi 2030 e che questo capitolo sia fondamentale: meno cementificazione più agricoltura e manutenzione del territorio”.