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Regolarizzazione. Bilongo, non si gioca a braccio di ferro sulla pelle dei più deboli

“Il dibattito in corso sui migranti lascia un profondo senso di delusione e di smarrimento, con l’insidioso rischio di accostare i migranti a dei paria, condannati a vivere perpetuamente ai margini della collettività, esclusi dalla partecipazione democratica. La regolarizzazione è necessaria prima di tutto per ovvie ragioni di tutela dell’incolumità individuale dei migranti, oltre che per innegabili esigenze di prevenzione della salute collettiva”.Lo dichiara Jean-René Bilongo, dipartimento Inclusione Flai-Cgil e coordinatore Osservatorio Placido Rizzotto.

“Non possiamo abbandonare questo pezzo di umanità a un destino segnato. Nonostante la terribile minaccia del coronavirus, gli invisibili hanno continuato a lavorare alacremente, con straordinaria abnegazione, senza diritti né tutele, alla mercé degli aguzzini”.

“Dalla cronaca, – prosegue Bilongo – rimbalzano quotidianamente notizie di arresti in varie parti d’Italia che parlano da sé: il caporalato e lo sfruttamento non vanno in quarantena anzi, ci speculano, macinando i più deboli.Negare oggi la regolarizzazione equivale a gettare sale sulle purulente piaghe dello sfruttamento e del caporalato. La politica batta un colpo: non si gioca a braccio di ferro sulla pelle dei più deboli. Dobbiamo invece lavorare a un’emersione agevolata, privilegiando il buon senso rispetto a considerazioni di altra natura che rischiano lasciare intaccate le criticità che riducono migliaia di donne e uomini a semplici oggetti e arnesi di lavoro. Né la coscienza collettiva, né la democrazia possono tollerarlo”.

 

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