La Flai Cgil ha lanciato oggi la campagna per la raccolta di firme sulla previdenza nel settore agricolo e dell’industria alimentare.
“Il sistema pensionistico italiano penalizza il lavoro stagionale e discontinuo, che è tipico dell’agricoltura e dell’industria alimentare, ed è arrivato il momento di fare le opportune modifiche”. Così Sara Palazzoli, Segretaria nazionale Flai Cgil, ha spiegato in conferenza stampa le ragioni di questa raccolta firme.
“Con la riforma Fornero, che ha allungato l’età pensionabile, i lavoratori assunti dal 1° gennaio 1996 vanno in pensione col sistema contributivo. Tra i requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia, oltre a quello anagrafico e ai 20 anni di contributi, c’è anche quello di avere un importo della pensione pari a 1,5 volte l’assegno sociale, che nel 2017 è di 448 euro” spiega Palazzoli: “In agricoltura, a causa della stagionalità e della precarietà del lavoro, oltre che dei bassi salari, è praticamente impossibile riuscire a raggiungere quel requisito. Un lavoratore agricolo, dopo anni di fatica e di sacrifici, rischia di andare in pensione a 70 anni con appena 120 euro. Tutto questo è ovviamente inaccettabile”.
L’altro pilastro della campagna Flai, è l’allargamento della platea delle attività “gravose” per l’accesso all’Ape sociale. “Tra le categorie sono state inspiegabilmente escluse alcune lavorazioni del settore agroalimentare che sono assolutamente gravose: penso a chi lavora nelle serre e nei campi, agli addetti alla trasformazione delle carni, che svolgono lavori pesanti e ripetitivi, in ambienti troppo caldi o troppo freddi, ai lavoratori della pesca. Noi chiediamo che a questi lavoratori vadano riconosciuti i benefici dell’Ape e dell’anticipo pensionistico”.
Alla conferenza stampa è intervenuto anche Ivano Gualerzi, Segretario nazionale organizzativo Flai Cgil, che ha annunciato la presenza dei primi punti di raccolta firme a partire da domani e ha lanciato l’obiettivo di 500mila firme da raccogliere nei prossimi due mesi.