L’accordo che tarda ad arrivare, tra la parte agricola e quella industriale, per la programmazione della campagna di trasformazione del pomodoro al centro sud è un segnale preoccupante anche per le dinamiche occupazionali del settore.
L’Italia, dopo gli Usa, è il secondo trasformatore di conserve di pomodoro al mondo: rappresenta il 14% della produzione mondiale (circa 38 milioni di tonnellate) e il 49% del trasformato europeo, con un fatturato di circa 3,1 Miliardi nell’ultimo anno, di cui 1,6 miliardi legato all’export.
Un comparto così importante per la nostra economia, con migliaia di occupati, rischia di arrivare alla prossima campagna di trasformazione senza un accordo che dia certezza sia ai produttori agricoli che ai trasformatori industriali, con ripercussioni drammatiche per i lavoratori impegnati in tutta la filiera.
In questi anni anche le Organizzazioni Sindacali hanno dato un contributo per la nascita dei due distretti (Nord e centro-sud) con l’obiettivo di mettere in sicurezza un settore fortemente esposto alla concorrenza internazionale, per difendere il made in Italy e l’occupazione. Purtroppo questi strumenti, finalizzati ad una piena integrazione della filiera, oggi mostrano forti limiti che rischiano di trascinare l’intero settore nel caos. Servono certezze sul numero di ettari destinati alla coltivazione del pomodoro da industria, per dare garanzie sulla redditività per gli agricoltori, tempi e costi certi per l’approvvigionamento del prodotto per gli industriali. Un accordo però è fondamentale per tutelare il lavoro, non vorremmo che una mancata programmazione determinasse condizioni di lavoro irregolari a fronte dell’emergenza che si verrebbe a creare, in una filiera già fortemente attenzionata. In sostanza non serve un accordo qualunque ma un buon accordo, che dia un segnale forte sul tema della qualità del lavoro, con particolare attenzione alle dinamiche e alle degenerazioni che abbiamo registrato negli ultimi anni nel mondo agricolo.
Invitiamo le istituzioni – in primis il Mipaaf – ad agevolare il dialogo per accorciare le distanza tra le parti, proponendo strumenti di piena trasparenza nel conferimento del prodotto e piena legalità nell’impiego di manodopera utilizzata nella raccolta del pomodoro, a partire dall’auspicabile adesione delle aziende agricole e delle OP alla Rete del Lavoro agricolo di qualità. Il rispetto degli standard sociali dovrebbe – per quanto ci riguarda – costituire il pilastro fondamentale di un buon accordo di settore, al fine di difendere uno dei maggiori bacini occupazionali, sia dal punto di vista agricolo che industriale, del Sud Italia.