HomeComunicatiPESCA. L’Italia non condanni il settore della pesca all’estinzione

PESCA. L’Italia non condanni il settore della pesca all’estinzione



“Quanto vale il lavoro e il futuro dei pescatori per il nostro Paese? A noi sembra molto poco. La decisione di ridurre ulteriormente lo sforzo di pesca nel Mediterraneo per il 2022, che si tradurrà in un’ulteriore pesante riduzione di giorni di attività, sta condannando una parte importante della pesca italiana all’estinzione con effetti devastanti per l’occupazione”. Così Fai, Flai e Uila pesca in merito alle decisioni recentemente adottate dal Consiglio dei ministri UE ma anche riguardo le misure previste nella legge di bilancio, in discussione alla camera. 

“Ridurre ancora i giorni di attività e prevedere che la Cisoa, seppur estesa alla pesca, non intervenga a coprire i periodi di fermo è un mix esplosivo che testimonia quanto poco valore venga dato al lavoro dei pescatori” spiegano Fai-Flai-Uila pesca “la Cisoa, così come prevista nella legge di bilancio, rischia infatti di trasformarsi solo in un onere, con scarsi benefici per i lavoratori marittimi. In poche parole …. una scatola vuota”.

Per questo Fai-Flai-Uila pesca chiedono al governo e a tutte le forze politiche “di sanare immediatamente questa stortura, prevedendo che la Cisoa intervenga anche nei giorni di fermo biologico e assicurando risorse finanziarie necessarie per far sì che l’ammortizzatore dia risposte concrete già nel 2022 ai nostri lavoratori”. 

“La Spagna” aggiungono Fai-Flai-Uila pesca “a seguito delle decisioni europee, ha annunciato che introdurrà aiuti a favore dei lavoratori di 50 euro giornalieri come risarcimento per il mancato lavoro. In Italia, invece, la legge di bilancio prevede, nella migliore delle ipotesi, 30 euro lordi come sostegno al reddito dei lavoratori solo per i periodi di fermo obbligatorio e non obbligatorio. Un meccanismo non strutturato (c.d. “indennità di fermo”), collegato ogni anno alla legge di bilancio, in merito al quale Fai-Flai-Uila pesca hanno più volte sottolineato l’inadeguatezza in quanto non assicura un sostegno economico dignitoso che, oltretutto, viene percepito dal lavoratore 12/16 mesi dopo la sospensione dal lavoro. 

Ma non c’è solo la questione della Cisoa. “La necessità di un ammortizzatore sociale funzionale alle necessità del settore, insieme al riconoscimento del lavoro usurante, delle malattie professionali e dell’applicazione del Testo Unico sulla sicurezza, sono elementi che chiediamo da anni per dare la giusta dignità al lavoro del pescatore e soprattutto per rispondere alla mancanza di ricambio generazionale, altro enorme tema irrisolto” denunciano Fai-Flai-Uila pesca “Siamo arrivati al punto di non ritorno ed è urgente aprire un tavolo interministeriale tra Mipaaf e Ministero del Lavoro se vogliamo difendere un comparto strategico del nostro Made in Italy, dichiarato più volte essenziale in questi tempi di pandemia, che offre cibo fresco e di qualità frutto di un lavoro duro e faticoso che le Istituzioni non possono continuare ad ignorare”.  

“La sostenibilità sociale ed economica della pesca devono avere la stessa dignità della sostenibilità ambientale!” concludono Fai-Flai-Uila pesca. 

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