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Pesca. Fai, Flai, Uila Pesca su Decreto “Cura Italia”

Esprimiamo soddisfazione per il decreto “Cura Italia” che accoglie le istanze del settore ittico e, forse per la prima volta, non lo “lascia indietro” rispetto agli altri comparti produttivi.

In particolare, l’estensione della CIG in deroga alla pesca, indipendentemente dal numero degli imbarcati, è un segnale evidente di come il Governo abbia considerato la pesca tra i settori maggiormente bisognosi di sostegno, non solo economico. Su questa partita ci aspettiamo che le Regioni procedano con la stessa celerità e urgenza con la quale sta operando il Governo.

L’istituzione di un fondo di 100 milioni di euro per coprire, tra gli altri, i costi per l’arresto temporaneo dell’attività di pesca rappresenta un adeguato sostegno per poter attendere, con minore preoccupazione, l’esaurirsi della crisi in atto e prepararsi al suo rilancio; analoga considerazione vale anche per le indennità a favore delle partite IVA, di cui potranno beneficiare le ditte individuali.

Anche il settore dell’acquacoltura, assimilato a quello agricolo, beneficerà di adeguati strumenti di sostegno, a cominciare dalle indennità previste per i lavoratori a tempo determinato fino a tutte le misure specifiche per i lavoratori a tempo indeterminato previste per il settore agricolo.

Sono misure importanti che dimostrano l’attenzione del paese verso il nostro settore, sufficienti però ad assicurare un sostegno adeguato solo se l’orizzonte temporale della crisi non dovesse estendersi.

L’impegno di tutti, ora, deve essere quello di utilizzare il tempo che abbiamo a disposizione per immaginare un nuovo futuro per la pesca in un contesto diverso da quello che abbiamo conosciuto, nel quale, finita l’emergenza, vengano garantiti a tutti i lavoratori del settore degli ammortizzatori sociali strutturati, indispensabili per far fronte alle molteplici cause di sospensione dell’attività lavorativa indipendenti dalla volontà del datore di lavoro.

Alle Regioni chiediamo di attivarsi per rendere subito operative le previsioni dell’articolo 22 del decreto “Cura Italia” e mettere in campo tutti gli strumenti ordinari e straordinari per ridare respiro al settore, prima che sia troppo tardi.

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