Si è svolto oggi, in videoconferenza, il primo incontro tra la delegazione trattante di Fai, Flai e Uila Pesca e le Centrali Cooperative AGCI-AGRITAL, LEGACOOP AGROALIMENTARE, FEDERCOOPESCA-CONFCOPERATIVE per la presentazione della piattaforma per il rinnovo del Contratto per gli imbarcati su natanti di cooperative di pesca. 

Questo rinnovo è l’occasione per rafforzare lo sviluppo delle peculiarità del settore, attraverso la valorizzazione del lavoro degli operatori, a partire dalle loro qualità “umane” – che li vedono resilienti e mai capaci di darsi per vinti – che possono essere la carta vincente di un settore che, da questi aspetti, può e deve ripartire” hanno dichiarato Fai, Flai e Uila Pesca.

Le Parti hanno mostrato grande senso di responsabilità nel riconfermare il valore della contrattazione collettiva, a testimonianza del buon sistema delle relazioni sindacali maturate in questi anni dimostrato non solo in ambito sindacalema anche nelle istanze che ci vedono uniti nei confronti delle Istituzioni nazionali ed europee per la tutela dell’attività di pesca nel suo insieme. Inoltre, è stata anche l’occasione per ribadire la necessita di chiudere quanto prima il rinnovo del CCNL del Personale non Imbarcato Dipendente da Cooperative Esercenti Attività di Maricoltura, Acquacoltura e Vallicoltura in attesa di rinnovo da troppo tempo. 

Fai, Flai e Uila Pesca giudicano pertanto positivo l’auspicio delle Parti di rinnovare in tempi utili questo contratto, confermato dall’individuazione delle prossime date di incontro per approfondire i contenuti della piattaforma. Centrali i temi contenuti nelle proposte presentate dai sindacati a partire dalla salute e sicurezza a bordo delle imbarcazioni, dal rafforzamento della bilateralità e della contrattazione decentrata, finalizzata a valorizzare le specificità di ciascuna marineria, alla previdenza complementare. Spazio anche al miglioramento delle tutele,in modo da dare risposte concrete ai lavoratori di questa parte della pesca italiana preziosa per tutto il Paese e ad un adeguato incremento economico del Minimo Monetario Garantito che tenga conto della necessità di salvaguardare il potere d’acquisto delle retribuzioni. 

Questi mesi di pandemia hanno dimostrato l’importanza e l’essenzialità di questo lavoro che contribuisce in un momento di grave emergenza sanitaria all’approvvigionamento di cibo di qualità.

Il settore della pesca italiana, che sembra aver subito in maniera meno pesante, rispetto ad altri comparti produttivi, il colpo derivante dal lockdown, è però caratterizzato da una normativa sempre più indirizzata verso la tutela delle risorse ittiche, piuttosto che verso la salvaguardia dei redditi d’impresa e dei livelli occupazionali. Benché l’attuale quadro normativo comporti notevoli limitazioni al numero di giornate di pesca che possono essere effettuate, questo antico mestiere sconta il fatto di non aver ancora riconosciuto un ammortizzatore sociale strutturato la cui necessità si è resa ancora più evidente quest’anno, quando tante imbarcazioni,a causa del Covid, hanno fatto ricorso alla cassa integrazione in deroga introdotta a partire dal decreto Cura Italia e confermata nei successivi provvedimenti.