Ieri si è tenuta una riunione con il Ministero del Lavoro alla presenza anche del Ministero dello Sviluppo Economico sulla vicenda della Pernigotti di Novi Ligure.

L’azienda ha annunciato un piano di riorganizzazione aziendale con relativi investimenti, nuovi prodotti fabbricati in Italia, e installazione di nuove linee di produzione.

“Questo è un risultato molto positivo per il tessuto produttivo del Novese che vede un’importante presenza di aziende alimentari. Essere passati dall’occupazione della fabbrica nel 2018 alla situazione odierna che dà speranza a 59 famiglie su Novi Ligure e 65 su Milano è un dato sicuramente positivo arrivato anche grazie alle lotte delle lavoratrici e dei lavoratori nonché tutti gli accordi sindacali firmati dalle organizzazioni territoriali”. Così Raffaele Benedetto, Segretario Generale Flai Alessandria, ha commentato la conclusione di questa lunga e complessa vertenza.

In sintesi, il piano industriale presentato al Ministero del Lavoro alla presenza anche del Ministero dello Sviluppo Economico e col quale si auspica il rilancio del marchio Pernigotti e del made in Italy, prevede delle scelte strategiche per aggiudicarsi fette di mercato di prodotti dolciari. I famosissimi gianduiotti, il cremino, i torroni e le creme spalmabili.

“Proprio quest’ultimo prodotto – aggiunge Benedetto – è il cuore di questo piano perché grazie alle creme verranno portate in Italia produzioni importanti che oggi sono svolte in Turchia. Ci sarà l’ammodernamento sia sul piano della resa degli impianti ma anche della qualità e della sicurezza, di almeno una linea di produzione. L’azienda ha poi annunciato l’installazione di nuovi impianti per produrre tavolette di cioccolato che oggi prodotte in Turchia”.

Il piano non prevede esuberi e la cassa integrazione per 59 dipendenti di Novi Ligure e 50 di Milano sarà a rotazione con l’anticipazione da parte dell’azienda.

Per Sara Palazzoli, Segretaria nazionale Flai Cgil, si tratta di “un risultato importante che ci consegna la responsabilità di vigilare e condividere un piano industriale che possa scrivere un futuro certo per una realtà produttiva storica del nostro Paese e per i lavoratori che, anche nel periodo più duro, hanno dato prova di grande responsabilità e professionalità”.