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Migrante investito e ucciso a Gioia Tauro. Bilongo, si ponga fine a questa strage

“Non possiamo continuare ad assistere alla macabra conta di vite spezzate. Il triste incidente di ieri sera nella zona industriale di Gioia Tauro, ci addolora e ci indigna. La vittima stava ritornando in bicicletta verso la tendopoli, probabilmente dopo un’estenuante giornata di lavoro, quando è stata schiacciata da un’auto pirata”. Lo dichiara in una nota Jean-René Bilongo, Dipartimento Politiche Migratorie e Inclusione della FLAI-CGIL.

“La FLAI-CGIL – continua Bilongo – si stringe anzitutto attorno agli altri migranti dell’accampamento. Le lacrime che scorrono dai loro occhi e il loro sguardo impaurito, supplichevole, chiedono a tutti le ragioni dell’incuria, lo stato di abbandono cui sono relegati. Ci domandiamo quando si porrà un termine al macabro computo dei morti negli accampamenti. A Gioia Tauro, ma anche a Foggia, nell’Agropontino e in altre latitudini del Paese, i migranti muoiono negli incendi che divampano nelle baraccopoli, sono uccisi mentre si recano o tornano dal lavoro nei campi, perdono la vita sul lavoro.

Proprio ieri, 18 dicembre che era la Giornata Internazionale del Migrante, la FLAI- CGIL ha celebrato la ricorrenza con un seminario per delineare un modello di intervento e di presa in carico delle vittime di sfruttamento. Rimbomba ancora nella mente l’elenco dei migranti morti in circostanze atroci nella Piana di Gioia, elenco che ha voluto ripercorrere il Segretario Comprensoriale della FLAI-CGIL in apertura del suo intervento ai lavori. Mai avremmo immaginato che il destino potesse vestire i panni dell’ennesimo pirata della strada e insanguinare la giornata. Senza squilli di tromba, la FLAI-CGIL spesso si fa carico di situazioni che vanno oltre il ruolo del sindacato, com’è avvenuto più volte proprio nella Piana con la traslazione delle salme nei paesi di origine. Anche in questo caso, se occorre, non ci tireremo indietro.

Finiamola però con i ghetti, le baraccopoli e le tendopoli che sono ammassi di solitudini collettive nelle retrovie e nei vicinali, quasi sempre in prossimità dei distretti agricoli. Il V Rapporto agromafie e caporalato stima in 180mila i lavoratori in grave sofferenza occupazionale e costretti a condizioni di vita estremamente difficoltose in tutta la Penisola. Riportare queste persone a contesti e condizioni di vita decorose è la chiave di volta per prevenire i drammi”.

“Noi – conclude Bilongo – continueremo nel presidio di legalità con l’esercizio del sindacato di strada che consente alla FLAI-CGIL di tenere una relazione costante, improntata alla fiducia, con coloro che vivono nei ghetti”.

 

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