Urge uscire dalla logica emergenziale che ogni anno costa vite umane e miliardi di euro e avviare una fase di rigenerazione del territorio – 
“Il maltempo che sta investendo l’Italia in questi giorni è sempre più la dimostrazione dei cambiamenti climatici in atto, intense precipitazioni in brevi periodi di tempo e periodi di siccità. E il nostro Paese, con le sue fragilità determinate da cementificazione selvaggia, deforestazione, mancata pianificazione dello sviluppo territoriale e urbano, e dalla mancata prevenzione, a ogni catastrofe di questo tipo reagisce con difficoltà. Per non contare i danni alle produzioni agricole e alimentari, in termini economici e occupazionali”. Lo dichiara Tina Balì, Segretaria nazionale Flai Cgil, che questa mattina è intervenuta su Radio Articolo 1 sui temi del maltempo e del dissesto ambientale.
“Continuare a negare i cambiamenti climatici e i loro effetti devastanti è un errore strategico imperdonabile. Potremmo discutere sulle cause che determinano, ma mettere in dubbio i cambiamenti equivale a non volersi prendere le responsabilità su quello che sta succedendo, non intervenire e dunque continuare ad approcciarci a questo genere di eventi come fossero casuali. Come sindacato riteniamo sia pericolosissimo per l’incolumità delle persone e la salubrità dei territori non avviare un grande piano di prevenzione che mitighi gli effetti disastrosi di questo mix che i cambiamenti climatici e il dissesto idrogeologico stanno presentandoci”.
“Urge uscire dalla logica emergenziale – prosegue Balì – che ogni anno costa vite umane e miliardi di euro e avviare una fase di rigenerazione del territorio. Come primo passo bisogna ridefinire le modalità con cui lo Stato intende agire nei confronti di queste calamità, nella consapevolezza che tali fenomeni sono ormai quotidiani e dunque andrebbero superate le norme che vorrebbero gestirli come calamità rare, questo approccio è dannoso e palesemente inefficace. Lo Stato deve prendersi cura dei propri abitanti e del suo territorio aprendo una stagione di riforme anche coraggiose che evitino catastrofi annunciate. Serve bloccare immediatamente l’ulteriore consumo di suolo, favorire il ripristino delle agricolture storiche che sempre più frequentemente vengono abbandonate determinando l’abbandono del territorio che le ospitava e riaprire una stagione di cura del nostro paese”.
“E’ necessario – conclude la dirigente della Flai Cgil – riconoscere il ruolo di operatori ambientali per i lavoratori della forestazione e dei consorzi di bonifica, considerandoli come figure basilari per la cura e la manutenzione del territorio: sarebbe un atto di buon senso nonché il miglior investimento possibile per garantire lo sviluppo del territorio. Queste scelte e decisioni non possono più essere procrastinate e devono essere accompagnate da sostegni economici adeguati; non è pensabile che il nostro paese continui ad investire nella prevenzione e nella gestione del territorio meno del conto spesa che i danni ogni anno ci presentano”.

Roma, 19 novembre 2019