Domani Flai, Fai e Uila saranno a Cagliari per una manifestazione dei lavoratori forestali per protestare contro il Pl n. 536 licenziato dalla I Commissione Consiliare che di fatto cancella il CCNL  il settore dei lavoratori forestali. Il legislatore regionale pretende d’intervenire su una materia che attiene al confronto tra i soggetti contrattuali, non limitandosi ad atti d’indirizzo, ma calpestando le prerogative negoziali del sindacato e stravolgendo il modello contrattuale basato sul ruolo unificante e imprescindibile del CCNL, cui si affianca quello di secondo livello: se passa l’idea che il legislatore regionale può disporre a piacimento dei diritti dei lavoratori, ad iniziare da quello relativo alla scelta della loro rappresentanza, si rischiano effetti a catena dirompenti sul nostro sistema di regole e sul nostro modello di relazioni industriali.
Se il Consiglio Regionale della Sardegna dovesse approvare il provvedimento in discussione, si creerebbe una situazione paradossale in cui ai dipendenti semestrali si continuerebbe ad applicare il CCNL dei forestali con evidenti disparità economiche e normative: inoltre questi lavoratori che sono circa 1400 rischiano pure il posto di lavoro per gli evidenti limiti assunzionali e le regole di ingaggio diverse da quelle attualmente previste.  Nei mesi scorsi Flai, Fai e Uila che rappresentano la stragrande maggioranza di lavoratori iscritti – circa 3500 -, ha condotto una campagna di assemblee nei cantieri di lavoro e ha contrastato efficacemente la montagna di bugie con le quali le corporazioni interne avevano tratto in inganno qualche centinaio di lavoratori: da qui è scaturita il 10 maggio scorso la prima manifestazione di oltre 1500 forestali contro il disegno di legge in oggetto, che tuttavia, malgrado ciò, ha proseguito il suo iter, fino ad oggi.
Le Segreterie Nazionali di Flai Fai e Uila si stanno attivando per chiedere al Governo centrale di assumere una iniziativa tesa a rinnovare in tempi brevissimi il CCNL dei forestali evitando così fughe in avanti di qualche regione, per assecondare richieste corporative e demagogiche.