La questione migratoria, il Pci e le sinistre nell’Italia del Novecento

Bilongo: “L’assenza odierna di una spinta progressista è sostituita da ideologie reazionarie che producono ostracismo e respingimenti”

Nella storia delle Storie del mondo i migranti c’erano già, fin dall’inizio. Non è dunque mai fuori luogo analizzare le migrazioni in corso da millenni, come ha fatto la giornata di studio organizzata da Ismed-Cnr, Fondazione Gramsci e Osservatorio Placido Rizzotto ‘La questione migratoria, il Pci e le sinistre nell’Italia del novecento’, iniziativa all’interno del progetto più generale ‘un partito in movimento: il Pci e le migrazioni, dalla nascita allo scioglimento’. Jean René Bilongo osserva come oggi “manchino le categorie valoriali e le determinazioni politiche sulle quali si fondavano i prismi di lettura tipicamente di sinistra dei fenomeni socio-economici. “L’attuale questione migratoria – spiega il presidente dell’Osservatorio Placido Rizzotto – non è dissimile da quella che il Paese ha vissuto in passato, quando era un luogo di partenza. Non può prescindere né discostarsi dal tema della giustizia sociale, anche in ottica globale. Lo sfruttamento e il caporalato nei cui cunei sono triturati tanti migranti ne sono la cartina di tornasole. L’assenza odierna di una spinta progressista è sostituita da ideologie reazionarie che producono ostracismo e respingimenti”. “C’è gran bisogno di partigianerie rinnovate  – conclude Bilongo – a partire dal lavoro che proprio le forze progressiste vollero fosse l’architrave della democrazia italiana”. La via maestra resta quella tracciata dai valori e dai principi costituzionali, non per caso messi in discussione dalle scelte politiche delle forze politiche della destra.

(Nella foto con Jean René Giovanni Ferrarese e Donato Di Sanzo, ricercatori dell’Osservatorio P. Rizzotto e Michele Colucci componente del Comitato scientifico)

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