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La Flai in audizione nella Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro “Oltre 55.000 le donne vittime di pluriusfruttamento e abusi”

La Flai in audizione nella Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro “Oltre 55.000 le donne vittime di pluriusfruttamento e abusi”

Audizione shock della FLAI-CGIL presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro, lo sfruttamento e la sicurezza. Silvia Guaraldi, Segretaria Nazionale della Flai, ha delineato i contorni drammatici del “plurisfruttamento” delle donne in agricoltura: un fenomeno dove il ricatto lavorativo si intreccia indissolubilmente con l’abuso sessuale, il gap salariale e l’assenza di tutele. “Nonostante una normativa d’eccellenza come la Legge 199 – ha affermato Guaraldi – l’agricoltura resta un settore segnato da una precarietà intrinseca che colpisce duramente la componente femminile. Su oltre un milione di addetti, le lavoratrici con almeno un giorno di lavoro sono 308.226, di cui 291.498 a tempo determinato e 16.728 fisse, con un 15,69% fisse e 31,94% con un tempo determinato, ma i dati dell’Osservatorio Placido Rizzotto stimano in 55.000 le donne soggette a gravi irregolarità e sfruttamento”.

L’analisi evidenzia un gender pay gap inaccettabile: a parità di mansioni, la media retributiva è di 7.200 euro per gli uomini contro i soli 5.400 euro per le donne. “Siamo di fronte a forme insidiose di sfruttamento – ha denunciato la Segretaria – dove oltre al sottosalario le donne sono esposte ad abusi sessuali da parte di caporali e padroni. Denunciare è quasi impossibile per il timore che vengano tolti i figli, per la paura di perdere il lavoro e il reddito – sebbene scarso, e per i debiti contratti nei paesi d’origine. Esiste uno svilimento culturale del lavoro femminile: mansioni fondamentali e delicate, come la cinellatura dell’uva, sono sistematicamente sottoqualificate e pagate meno rispetto a lavori meccanici affidati ai maschi. È un paradosso economico e un’ingiustizia sociale”.

La condizione peggiora ulteriormente per le lavoratrici straniere, in particolare bulgare e rumene, che in alcuni territori arrivano a rappresentare il 44% della manodopera, rendendo il campo un teatro di abusi che travalicano il rapporto di lavoro. In conclusione, la FLAI-CGIL ha ribadito che la lotta al caporalato non può limitarsi alla sola fase repressiva: “Senza autonomia e welfare, la catena del dominio non si spezza. Servono trasporti sicuri, il potenziamento dei consultori e servizi di prossimità nelle aree interne per restituire dignità e possibilità di fuoriuscita dal ricatto a migliaia di lavoratrici”.

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