HomeComunicatiGrandi Molini Italiani. Flai Cgil, una situazione inaccettabile

Grandi Molini Italiani. Flai Cgil, una situazione inaccettabile

“GMI vuole fare cassa liberandosi dello stabilimento di Livorno, licenziando 30 lavoratori”

“Dopo l’incontro in Provincia di Livorno, tenutosi ieri, la società Grandi Molini Italiani ha ribadito la volontà di licenziare 30 lavoratori su un organico di 45 unità dello stabilimento di Livorno. Tutto ciò nonostante sia stato garantito l’utilizzo degli ammortizzatori sociali da parte della Regione Toscana per un periodo minimo di 12 mesi, a cui si può aggiungere un ulteriore periodo di CIGS per un totale di 21 mesi. Tempo, questo, necessario all’Autorità Portuale di Livorno per il rifacimento della banchina per l’attracco di navi di media stazza, necessarie per approvvigionare i silos dello stabilimento”. Lo dichiara in una nota la Flai Cgil nazionale, che esprime profonda preoccupazione per l’atteggiamento della società.
“A nulla, infatti, sono valse le rassicurazioni delle Organizzazioni Sindacali, dell’Autorità Portuale, della Regione Toscana, della Provincia e del Comune di Livorno sulla realizzazione dei lavori in tempi utili. È chiaro, ora, l’intento della Grandi Molini Italiani di liberarsi dello stabilimento di Livorno per fare cassa. Ricordiamo soltanto che la società ha accumulato debiti per 190 milioni di euro ed è tutt’ora in attesa di omologazione del concordato preventivo. Crediamo che dietro questa manovra ci siano in gioco interessi più grandi, tra cui i rapporti con le banche creditrici”.
“La Flai Cgil Nazionale e territoriale – conclude la nota – non intendono farsi ricattare da nessuno, e proseguiranno le azioni di protesta per garantire la prosecuzione dell’attività lavorativa e garantire il futuro alle trenta famiglie dei lavoratori licenziati. Il 6 aprile si svolgerà presso la Provincia di Livorno un ulteriore incontro al quale abbiamo richiesto la partecipazione del Presidente di GMI Antonio Costato che finora ha disertato tutte le riunioni sia in sede sindacale che istituzionale”.

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